Liberalismo e socialismo Le simpatie che noi, con molti dei nostri am1c1, segmtiamo a nutrire per il movimento proletario, urtano indubbiamente contro le tendenze, che oggi prevalgono, in un senso o nell'altro, nel movimento socialista italiano. Avversari tenaci dell'accentramento e dell'intervenzionismo statale, del funzionarismo, di ogni privilegio e di tutti i parassitismi di gruppi, di categorie, noi ci troviamo nella situazione contraddittoria di sentirci vicini ai riformisti per la loro fede nella gradualità del divenire sociale, e di doverli combattere per la loro tendenza a risolvere le questioni economiche con l'opera legislativa e con l'intervento della burocrazia; viceversa saremmo d'accordo con molti degli estremisti per la fede nell'azione diretta e per il carattere antistatale della loro propaganda, ma non possiamo seguirli, quando essi sognano l'attuazione immediata della teoria comunistica, illudendosi per giunta di poterla realizzare mediante una dittatura, che sarebbe spaventosamente accentratrice, piu ancora del socialismo burocratico caro ai riformisti. Ma questa nostra posizione di fronte alle due tendenze oggi dominanti, non ci può spingere a dichiararci avversari del movimento proletario, al quale - nonostante le sue degenerazioni ed i suoi errori - noi riconosciamo il merito di aver trasformato le masse amorfe, passive, asservite a barbarici egoismi, in forze vive, operanti nella vita della nazione. Ma,' ci obbietta N.P., la teoria liberale non impedisce in alcun modo l'elevamento della classe lavoratrice: "Gli operai si imborghesiscano, imparino la virtu del risparmio, della organizzazione e della disciplina, e nessuno impedirà loro di giungere legalmente alla proprietà delle industrie e della terra." Egli avrebbe ragione, se la realtà fosse cosi rosea, come egli la vede: la virtu del risparmio, della organizzazione, della disciplina non è cosi facile a nascere fra la gente povera, come nasce fra la gente ricca, nella quale il "mestiere" di risparmiare, come lo chiama il nostro amico, richiede sforzi di intelligenza e di sacrificio infinitamente minori che nei poveri diavoli ... Né v'è bisogno di essere professori di storia, per ricordare che il liberalismo individualista, trionfante dopo Adamo Smith e dopo la Rivoluzione francese, per piu di mezzo secolo non ha ammesso che rapporti fra individuo e individuo, supposti teoricamente eguali, quasi che un povero salariato e un principe dell'industria fossero praticamente eguali; per ricordare che il liberalismo individualista si è per lungo tempo ostinato a negare agli operai il diritto di coalizione, e che in paesi come l'Italia, fino all'inizio del secolo XX, lo sciopero ha seguitato ad essere considerato come un reato, dalla grande maggioranza di coloro che pretendevano di continuare la tradizione liberale. E se oggi anche i liberali riconoscono il diritto di organizzazione e di sciopero, i contratti collettivi di lavoro e molte altre limitazioni del diritto padronale, ciò è dovuto al fatto, che la incoercibilità del movimento proletario si è imposta alle loro riluttanze. Queste riluttanze, può osservarci il nostro amico, non erano essenziali alla teoria liberale, ma si introducevano illegittimamente nelle teorie dei hberali, in quanto quei liberali erano politica567 Bibloteca Gino Bianco
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