Delle diverse maniere di intendere la Società delle nazioni ostacolo contro la guerra, che nel 1914 non esisteva. Approfittiamo di questo momento per creare quest'ostacolo: da cosa nasce cosa: fra un anno non sarebbe, forse, altrettanto agevole conquistare questo frammento, sia pure imperfetto, del nostro ideale. Tutto ciò, che ci distrae da queste conquiste realizzabili, per condurci all'inseguimento della assoluta perfezione logica, fa il gioco di coloro, che non vogliono saperne della Società delle nazioni, ma non osano dirlo, perché sanno che sarebbero travolti dalla indignazione universale. Il Governo tedesco, durante il 1917 e il 1918, quando credeva di avere nelle mani la vittoria, invocava, anch'esso, a gran voce, la Società delle nazioni, perché questa avrebbe costituito la garanzia del predominio tedesco nel nuovo assetto mondiale. Invece di dire brutalmente che le nazioni vinte dovevano disarmare ed abbandonare ogni velleità di rivincita, la Germania le invitava fratellevolmente ad entrare nella capponaia tedesca, chiamandola Società delle nazioni, e promettendo in compenso di rispettare da ora in poi la loro indipendenza sotto il predominio germanico. Questa concezione della Società delle nazioni sembrava destinata a naufragare con la sconfitta della Germania. Ma bisogna riconoscere che dopo questa sconfitta è spuntata nei discorsi di Lloyd George e di Clemenceau, ed è stata sempre vivace nello spirito dell'onorevole Sonnino. Dopo la sconfitta, i tedeschi si sono dati a invocare, ora piu che mai, la Società delle nazioni. Molti fra essi sono certamente, ora, sinceri: la paura è come il vino, rende gli uomini sinceri. Mentre la vittoria minaccia di abbrutire i vincitori, è naturale che la sconfitta umanizzi i vinti. Ma parecchi tedeschi invocano la Società delle nazioni, dopo averla derisa sei mesi or sono, perché sperano di trovare in essa una scappatoia per non pagare i danni di guerra. La Società delle nazioni, in questo senso, vuol dire: "Fratello, ho peccato; mi pento, mi dispiaccio e mi addoloro; dimentichiamo il passato; abbracciamoci nella Società delle nazioni: e chi ha avuto, ha avuto, e chi ha dato, ha dato: viva la libertà, siamo fratelli!" Quando vediamo i tedescofili d'Italia, divenire anch'essi teneri della Società delle nazioni, teniamo presente che essi sperano di far servire quest'idea come paracadute per la Germania. Va da sé che anche questa forma della Società delle nazioni dobbiamo rifiutarla. La Germania deve pagare i danni della guerra. Non dobbiamo pretendere l'assurdo. Ma dobbiamo esigere che paghi tutto ciò che può pagare. La giustizia non è l'oblio. La giustizia è punizione proporzionata al delitto, per quanto temperata dalla umanità. 513 Bibloteca Gino Bianco
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