Da "L'Unità" tata la vittoriosa difesa della nostra frontiera attuale, sono pienamente gmstificate: delenda Austria! viva l'Italia! Solamente, non verremmo che il giubilo eccedesse la misura esatta del nostro successo. A leggere certi giornali, notoriamente tedescofili, si crederebbe che l'Italia non abbia avuto verun bisogno di fare un esame di riparazione, ma_ sia stata sempre la prima della classe. E già ricominciano a far capolino le ben note arroganze contro i nostri alleati.. . [Peggio ancora, non vorremmo che il successo militare della scorsa settimana ricostituisse in Italia uno stato d'animo di cieco feticismo per il Comando supremo dell'esercito, quella disposizione a lodare sempre, a lodar tutto, a non consentir dubbi, a maledire ogni critica, da cui nacque nel passato la paralisi del Governo civile di fronte alle autorità militari, e a cui si deve attribuire una grande parte di quell'insieme di circostanze, da cui sortf lo sfacelo di Caporetto. Finalmente, non sarebbe inopportuno ricordare che per vmcere non basta difendersi, occorre assalire, e il difendersi con successo da un' offensiva non ancora è vincere. Non sarebbe inopportuno ricordare che fare soli 6000 prigionieri su un nemico, che si ritira "in disordine," come han detto i bollettini ufficiali nostri, al di là di un fiume, potrebbe essere indizio di scarsa iniziativa e di eccessivo timore delle responsabilità, nei comandi preposti alla battaglia; e se cosi fosse, avremmo il diritto e il dovere di esigere che sieno presi i provvedimenti necessari perché questo inconveniente, assai grave, già altre volte avveratosi, non continui ad isterilire il sacrificio eroico - scriviamo questa parola eroico, sicuri di non esagerare - dei soldati e dei medi comandi. Questo abbiamo sentito il dovere di dire in quest'ora di giubilo un po' troppo incondizionato, avvezzi, come siamo a non nascondere in nulla il nostro pensiero, anche a costo di dover contrastare il troppo rapido e impetuoso corso della corrente popolare.] Io sono furibondo1 - Contro chi? - Contro la Jugoslavia. - Dichiariamole, dunque, la guerra. - Non dico questo: non voglio nuove guerre! 1 Da "L'Unità," VII, n. 48, 30 novembre 1918, a firma "Agricola." [N.d.C.] 504 BiblotecaGino Bianco
RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==