Da "L'Unità" L'onorevole Bissolati osserva giustamente che la vittoria dell'onorevole Giolitti è stata determinata soprattutto dalla mancanza di una nuova situazione, che possa sostituire quella imperniata intorno all'onorevole Giolitti: "Una formazione non può disfarsi, se non quando un'altra sia pronta, anche virtualmente, a sostituirla." E deplora che "nel momento attuale della politica italiana, il rivoluzionarismo socialista distrugga ogni possibilità di questo genere, rifiutandosi, sempre, in ogni occasione, in qualsivoglia situazione ad assumere la responsabilità di un'opera positiva." E fìn qui, in tesi generale, noi non possiamo che accettare la osservazione e condividere il rammarico dell'onorevole Bissolati. Ma, di grazia, a quale "opera positiva" dovrebbero partecip::ire i socialisti ufficiali, e in compagnia di chi, nel momento attuale? Intorno all'" opera positiva" non troviamo nessun accenno nell'articolo dell'onorevole Bissolati. Ma probabilmente non ce n'era bisogno. Tutte le manifestazioni pubbliche di questi ultimi mesi dell'onorevole Bissolati, e specialmente quel discorso di Benevento, di cui riproducemmo i passi piu notevoli sull'Unità del 22 agosto passato, ci consentono di definire con sufficiente nettezza il programma d'azione politica immediata dell'onorevole Bissolati. E questo programma ci sembra assai vicino, oseremmo dire che è quasi identico a quello che il nostro giornale va propugnando: politica estera che non ci conduca a gareggiare in un folle crescendo di spese militari marittime colla Triplice Intesa; resistenza alle nuove aggressioni del protezionismo e rinnovamento del regime doganale con tendenza liberoscambista; riordinamento tributario col fine precipuo di assicurare su basi meno disagiate e piu autonome le finanze locali; riforma scolastica e difesa della scuola contro le insidie e le invadenze clericali; legislazione sociale a difesa della intera classe lavoratrice e non di alcuni gruppi piu abili di essa. Anche su questo terreno, dunque, siamo o per lo meno noi ameremmo trovarci d'accordo con l'onorevole Bissolati. Ma quando l'onorevole Bissolati spiega in compagnia di chi occorrerebbe lavorare alla realizzazione del suo programma, ecco che commc1a subito il disastro. I socialisti dovrebbero unirsi ai radicali. Proprio ai radicali! La colpa dei socialisti ufficiali consisterebbe appunto nell'avere distolto i radicali dallo staccarsi da Giolitti. Se i radicali si fossero ritirati, Giolitti avrebbe abbandonato il timone. Se non che la politica del Partito socialista ha indotto nell'elemento democratico la convinzione che il Partito social.ista rivoluzionario sia per rifiutarsi sempre alla responsabilità di un'opera positiva. Ai radicali si presentò pertanto questa prospettiva: che se essi avessero, col loro distacco, determinato la fine della combinazione giolittiana, non avrebbero trovato, neppure per l'avvenire, una base alla loro attività politica e sarebbero rimasti a mezz'aria, in una condizione di impotenza, schiacciati fra i rivoluzionari e i conservatori. 438 E anche questo è vero e lucidamente osservato e lucidamente espresso. Se non che è il caso di domandarsi: questo nuovo blocco degli eleBiblotecaGino Bianco
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