Gaetano Salvemini - Scritti sulla scuola

Scuola privata e scuola pubblica piu intima, piu cara del mio pensiero, e di questo ideale io cerco le sconfitte e le vittorie nelle tragedie del passato, appena entrato nella scuola, devo dimenticare quest'ideale, devo rinunziare al mio criterio di valutazione, devo sconfessare il mio metodo, devo rimanere neutrale? Che cosa mi resterebbe da insegnare allora? Le date, i nomi, le genealogie, la materia bruta, la parte che, non illuminata da nessuna luce d'idea, è buona solo a sovraccaricar la memoria, ad annoiare gli alunni, la parte muta e stupida della storia? A un patto solo io mi sentirei capace di rimanere neutrale: a patto di non avere idee, di non avere personalità, di non avere odii né amori, di essere uno scettico o un cinico indifferente a ogni male e ad ogni bene, a patto di non essere altro che un miserabile specialista, rimasticatore di aoristi e pescatore di varianti. Ma è una neutralità questa, che non auguro a me, non auguro a nessuno, non auguro specialmente agli alunni delle nostre scuole. Eppoi, se è vero che la scuola deve preparare gli alunni alla vita, quale preparazione darebbe la scuola, se dovesse non parlar mai dei problemi della vita? Come potremmo educare i nostri alunni ad essere sinceri e liberi, se dovessimo mostrarci con essi, noi per i primi, insinceri e paurosi? La chiave del segreto della vita - si dice - non l'han trovata né la religione né la filosofia, non la dànno né la scuola confessionale né la scuola laica. È vero. Ma l'umanità, non domata da mille sconfitte, lo assale sempre questo mistero della vita e ne cerca la chiave. E se la scuola confessionale ha torto nel volere imporre ai suoi alunni dogmaticamente la sua soluzione del mistero, la scuola laica commetterebbe un grave errore pedagogico e una grande immoralità, se facesse ignorare ai giovani l'esistenza di. questo mistero, se li educasse dinanzi ai grandi problemi della vita alla fredda indifferenza o allo scettico sorriso. Ascoltino i nostri alunni le voci che rumoreggiano fuori della scuola. Siano educati a ben vivere, non nell'ignoranza dei problemi fondamentali della vita, non nell'indifferenza incolore, opportunista e vile, ma nella conoscenza di quei problemi, nel desiderio della verità razionalmente acquistata e razionalmente comunicabile, nell'avversione ad ogni dogma mdimostrato e ad ogni intolleranza settaria. 3. La definizione positiva Ed eccola venir fuori dalla cnuca del concetto negativo, la definizione positiva della laicità, se questa deve significare qualcosa. La scuola laica deve educare gli alunni alla massima possibile indipendenza da ogni preconcetto non dimostrato. Essa deve sostituire negli alunni all'abito dogmatico, che sembra quasi connaturato col pensiero infantile e giovanile, e che rafforzato e rivolto in un determinato senso nelle scuole confessionali è stato sempre fonte perniciosissima di intolleranza e 884 BibliotecaGino Bianco

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