La questione dell'Università di Messina seriamente alla istruzione elementare pnma di pensare al lusso delle scuole medie e delle scuole universitarie. E quando verrà - per i nostri posteri - la volta di parlare in Messina di un istituto d'istruzione superiore, è da augurare che essi si ricordino che prima del recente disastro moltissime volte noi, insegnanti dell'Università di Messina, nelle nostre conversazioni, ripetevamo che l'Università di Messina era perfettamente improduttiva, e sotto qualche rispetto anche .malefica. Molto piu utili, dicevamo fra noi, che una fabbrica di professori e di corridori di preture, sarebbero alla Sicilia e alla Calabria, una scuola superiore d'agricoltura e una scuola superiore di commercio. Non vedo perché il disastro del 28 dicembre debba fare mutare opinione a me e a quelli che prima del 28 dicembre erano in quest'ordine d'idee. Del resto, tutti coloro che affermano ad alta voce la necessità di ricostituire l'Università, dicono a bassa voce che bisogna dire cosf per evitare che i siciliani in genere e i messinesi in ispecie si offendano di vedere abolita una Università siciliana: in pratica, le parole rimarranno parole, e l'Università di Messina non risorgerà. È la solita abitudine di trastullare i meridionali con buone parole: abitudine contro cui mi ribello come meridionale e come galantuomo, che sente l'obbligo di ripetere ad alta voce quel che gli avviene di dire a voce bassa. Io m'auguro, pertanto, che dalla vostra adunanza esca un voto chiaro ed esplicito, il quale richiami il Governo al dovere di prendere per la resurrezione di Messina provvedimenti piu ser1 e piu efficaci che non sarebbe la promessa assurda e inattuabile di ricostituire una Università, che prima del 28 dicembre era superflua e dannosa a giudizio quasi universale. Esclusa l'idea di chiedere la ricostituzione dell'Università, resta da risolvere il problema della posizione degli insegnanti disoccupati. Non è necessario essere dotati di spirito profetico per prevedere che il problema sarà risoluto con espedienti amministrativi di apparenza transitoria, per effetto dei quali ognuno di noi cercherà di accomodarsi in quelle Università in cui gli piacerà portare i suoi ozii, o dove troverà Facoltà meno reluttanti a chiamarlo per insegnamenti complementari fuori ruolo. È questa una soluzione comoda personalmente per molti di noi, e comodissima per il Governo, che eviterà ogni deliberazione di massima, lascerà sussistere l'Università di Messina sulla carta, risparmierà le spese di biblioteche, gabinetti, ecc., e non dovrà fare altro che continuare lo stipendio ai professori disoccupati. Questo mondo è regolato tutto dalla legge del minimo sforzo. Ma io credo che noi daremmo uno spettacolo poco lodevole, se accettassimo silenziosi ed inerti una soluzione che ci trasformerebbe tutti in parassiti d'altre Facoltà universitarie, e in forza della quale il terremoto del 28 dicembre ci procurerebbe la fortuna d'una specie di pensione anticipata col solo obbligo di risiedere in una città di nostra scelta. Secondo me, una sola soluzione onesta e logica e dignitosa esiste per noi: chiedere che il Governo istituisca una Università a Bari, e ci trasferisca 775 BibliotecaGino Bianco
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