Gaetano Salvemini - Scritti sulla scuola

La riforma della scuola me4ia ottimo eserc1z10 per contenere la fantasia dei giovani entro limiti ben determinati e fornire un solido punto d'appoggio ai suoi voli. Gli esercizi di compilazione su libri di cultura letteraria o storica o scientifica, se fatti apertamente, senza intenzione di frode, per incitamento e con la guida del maestro, gioveranno assai a sveltire l'intelligenza, avvezzandola a cogliere prontamente in un'opera i fatti essenziali e le idee piu importanti. La stessa critica delle opere letterarie studiate - pretesto oggi a troppi sproloqui storici ed estetici dei nostri critici imberbi, piu abili a copiare che a giudicare - quando sia la espressione sincera del pensiero del giovane, sia pure di ripugnanza o di noia o di cieco entusiasmo, è1 un esercizio utilissimo: nulla rivela meglio di questi lavori la sensibilità e la formazione morale della scolaresca: toccherà poi al maestro correggere e rettificare a poco a poco, coll'influenza continua di tutto il suo insegnamento, ciò che vi è di storto e di sproporzionato nelle impressioni e nei giudizi giovanili. J;, ognuno di questi lavori, discusso in classe con l'intervento di tutta la scuola, può diventare come il nucleo di un vasto gruppo di informazioni e di idee: l'intelligenza dell'alunno si arricchisce cosI non solo di ciò che essa ha pensato, ma anche di tutte le osservazioni che si presentano al pensiero dei condiscepoli e del maestro, mentre le obiezioni di costoro svegliano in lui, con l'istinto di difesa, lo spirito critico e dialettico, ne accrescono le facoltà di riflessione e di analisi, lo costringono ad approfondire e a precisare le sue idee, lo avvezzano alla discussione non autoritaria né arrogante, che sa concedere e fare le restrizioni opportune, lo scaltriscono in quell'arte della parola, che viene cosI poco curata nelle nostre scuole, pur essendo nella società moderna uno dei piu indispensabili strumenti d'azione. Tutte queste belle idee, poi, - dato che sieno tutte belle - bisognerebbe tradurle dalla carta nella realtà. La quale realtà è costituita in questo caso dalle teste dei professori. Le quali teste non sono fogli di carta bianca, come questo che abbiamo dinanzi, su cui possiamo scrivere tutto quel che ci pare: sono fogli già scritti: hanno un patrimonio di cultura, il cui acquisto ha costato grandi fatiche e che nessuno può volere svalutare da un momento all'altro; hanno abitudini consolidate, che debbono necessariamente tendere a perpetuarsi; si muovono da tempo piu o meno lontano secondo speciali indirizzi, che non si possono bruscamente mutare. E nessuna maggiore pazzia si potrebbe commettere che voler passar a un tratto dal vecchio al nuovo sistema, cambiando di punto in bianco programmi e istruzioni con elaborate circolari e supponendo che con questo la riforma sarebbe bella e fatta. Bisogna, invece, mettere in pensione quei vecchi, dai quali non si può pretendere che si mettano alla loro età a rinnovare le loro idee pedagogiche e la loro cultura; bisogna preparare con nuovi sistemi gl'insegnanti nuovi; bisogna proporsi di spostare solo a poco a poco e con delicatezza le abitudini degl'insegnanti anzia543. BibliotecaGino Bianco

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