Capitolo quinto La Scuola classica SOMMARIO. - I. L'enciclopedia liceale. - II. Il monopolio classico universitario. - III. Il Ginnasio come scuola preparatoria ai piccoli impieghi. - IV. Variabilità degli ordinamenti scolastici. - V. Riforme vane, impossibili o dannose. - VI. Le riforme del 1888-89 e 1898-99. - VII. Le riforme del 1904 e lo sfasciamento della scuola classica. I Nella scuola a cui chiedevano la loro istruzione le classi dirigenti del secolo XVIII, s'insegnava molto latino, qualche parola di greco, storia antica e mitologia come sussidio allo studio dei classici, un po' di geografia e di lingua nazionale; e a coronamento degli stud1 un "corso di fìlosofìa." Si entrava nella Sesta in generale a otto anni, sapendo leggere e scrivere, e dopo alcuni mesi di dirozzamento si attaccava il latino. Poi attraverso la Quinta, la Quarta, la Terza o classe di Grammatica (nei cui ultimi mesi si cominciava a infarinarsi leggermente di greco per due mezze ore la settimana!), la Seconda o classe di Umanità, e la Prima o classe di Rettorica, si passava a 14 anni compiuti nel Corso di Filosofìa.1 Questo aveva sede nelle Università e costituiva una specie di Facoltà preliminare, in cui si seguivano gli stud1 1° della filosofia detta propriamente razionale, che spaziava nel mondo dello spirito e si estendeva a tutte le scienze morali ed antropologiche; 2° della fisica, abbracciante il mondo della materia e quindi tutte le discipline che versano sui sensibili materiali ed esterni; 3° della matematica, che comprendeva le leggi, onde si determinano i rapporti delle cose tra loro nel tempo e nello spazio e per le quali veniva spiegata la storia del cosmo. Queste due ultime, la fisica e la matematica, come parte integrante del sapere filosofico, di cui la filosofia razionale formava il caposaldo, o, come dicevasi, la scienza prima, venivano pure distinte col nome di filosofia positiva. Era, insomma, un'enciclopedia scientifica, la quale non tanto mirava alla notizia particolare dei fatti su cui quelle tre scienze versavano, quanto alla ricognizione del nesso ideologico onde insieme andavano collegate, e per cui ad esse venivano a ricongiungersi tutte le altre speciali discipline. In tal modo con la filosofia razionale venivano a rannodarsi, per mezzo dell'etica, i princip1 del diritto pubblico e privato; per mezzo della psicologia, le ragioni dell'estetica; per mezzo della logica, la metodica scicrntifica. Cosf a quella fisica compendiosa si venivano a rapportare, per mezzo della cosmografia, i primi elementi delle scienze naturali e dell'astronomia. E con quel po' di matematica s'iniziava quella "scienza del calcolo" che dà la chiave del grande meccanismo e delle leggi costanti del cosmo.2 cfr. pp. 378 1 L. A. DI LAMPORO, La riforma degli studi in Italia, Torino, Loescher, 1888, pp. 25 sgg.; SCHMIDT, Geschichte der Erziehung, Stuttgart, Cotta, 1884-1902, III, I, pp. 41 sgg.; IV, I, 491 sgg.; V, Il, pp. 179-221. 2 KERBAKER, Del sovraccarico intellettuale nelle scuole medie, in Atti del Secondo ConBibliotecaGino Bianco
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