454 SERGIO NAR:Dl alla coerenza interna delì'azione svolta fino allora dalle cooperative, alla cui base sta il lavoro concepito non nei valori economici e sociali che acquisisce nel rapporto col capitale, bensì come mera fonte di s~- stentamento. Così la cooperazione risolve il legame col partito e la lotta per il socialismo a livello della battaglia per « l'assalto ai Comuni ». In questo modo si supera la frattura che si era manifestata, nel 1885, fra intransigenti e possibilisti, nel dibattito sulla cooperaz10ne. Il dissidio e le diverse e contrastanti posizioni di allora si compongono a livello di una concezione municipalistica della lotta di classe. Se ia rivoluzione, unico atto attraverso il quale si può risolvere la questione sociale, « sostituirà allo Stato il libero Comune», allora, per rovesciamento dialettico, conquistando i Comuni e mettendoli contro lo Stato si compie un atto rivoluzionario. Da questa concezione discende, dunque, che la lotta che le cooperative conducono contro lo Stato e i Comuni per procurare nuovi lavori e contro gli intermediari, quali speculatori che si frappongono fra questi enti, cioè le fonti del lavor_o,e i lavoratori, per migliorare le retribuzioni, è lotta di resistenza. Ma in questo quadro, che ha una sua coerenza, la lotta politica è posta al di fuori del contrasto di classe che si determina nel rapporto capitalistico di produzione e dal quale trae, appunto, orìgine la lotta politica. È la nascita della pratica del municipalismo che tanta parte avrà nella storia del socialismo italiano. Nell'assenza di un qualsiasi richiamo ad analisi delle strutture economiche e s~iali, per i possibilisti e gli intransigenti la cooperazione assolve nel rav~nnate al compito della resistenza. E d'altra parte le leghe d6 braccianti che si vanno costituendo nella bassa Val padana non ricalcano la stessa struttura organizzativa dell'Associazione generale degli operai braccianti del Comune di Ravenna? La prima di esse, quella di S. Rocco di Quistello nel mantovano, si basa, appunto, su squadre di braccianti di 8-IO uomini, avviamento al lavoro per turni, eguale ripartizione del guadagno fra i componenti della squadra, mantenimento dei più deboli (26). Solo che l'Associazione si rivolge allo Stato e ai Comuni per avere i lavori e ]a terra da coltivare ed elimina (26) Si veda A. VERONA, Appunti per la storia della Lega di S. Rocco di Quiste!Lo, in Movimento operazo, anno VII, n. 3-4, maggio-agosto 1955,
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