Giuseppe Ferrari - Corso sugli scrittori politici italiani

- 602 -· nazione dell'occhio mio. Quale identità, qual eguaglianza, qual deduzionedal mio pensare all'esistenza di esseri da me distinti, a me opposti, assolutamente diversi da ogni mio pensiero? Forse un genio sconosciuto m'illude d.i continuo facendomi credere di viverenel n1ondo,nel mentre che ìo sono solo nello spazio for~e esso stesso immaginario. ~Ia giudichiamo Campanella sotto l'aspetto della storia, cioè della politica italiana e della tradizione dei nostri sistemi, e allora i nostri giudizj semplificandosi diventeranno naturali ed accessibili a tutti. Or bene, sotto quest'aspetto Campanella è l'ultimo dei Romani,e dopo di lui non troveremoalcuno che osi continuarlo. Diffattiqual è la sua missione?Perchè apparenella storia italiana? Perchè ne abbiamo noi parlato? Per- , chè in queste tre lezioni siamo sempre stati affascinati dal suo continuo innovare? Perchè non ci siamo, per così dire, accorti delle stranezze che sorgevano di quando in quando ad oscurare il suo splendore? Per la ragione che rappresentava l' Ita~ia in faccia alla Germania, durante le guerre di religione, il cui moto abbracciavaun periododi centocinquant'anni, e la cui pace costava due anni di lavoro a Westfalia dopo le lotte gigantesche di Gustavo Adolfo e deJ generale Wallenstein. -Durantequesto periodo, che nessun avvenimento cancellerà dalla memoria degli uo1nini inciviliti, il progresso non è l'esclusivo retaggio dei protestanti.• Se essi sono all'avanguardia e assalitori, se si van• tano a buo11diritto di avere demolito il Papato nel nord dell'Europa, se piene sono le pagine della loro storia di miracoli dovuti alla forza delle idee, un J / •

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