Giuseppe Ferrari - Corso sugli scrittori politici italiani

• - 596 - vesti, si spoglia de1la bianca tunica di S. Domenico e non ha nè mezzi, nè denari, in paese straniero. Ma oltrepassati i confini della Spagna, svaniva l'universale reazione della Chiesa, sostenuta dal bastardo impero di Carlo Quinto; tutti i popoli protestavano, la Francia per la prima; la lotta era aperta, schietta; a cannonate; non si badava·alle parole, ma ai fatti, e l'uomo che Madrid perseguitava da ventisett'anni fino nel fondo delle prigioni era il più grande dei combattenti; giunto in Francia, era H più grande degli esuli, e la bandiera francese si sarebbe disonorata non inclinandosi al suo passaggio. Campanella a Marsiglia! Appena questa voce si sparge che egli vedesi assalito dalla più festosa ospitalità, ogni francese saluta in lui la propria libertà. ·Peiresc, il più splendido, il pii1 celebre tra i letterati del Mezz9dì, lo vuole in casa sua, gli prodiga ogni soccorso, lo rapisce con sì impetuosa cortesia che Campanella per la prima volta sente di essere mortale. Io ho resistito, gli dice, ai tormenti, alle maledizioni, alle calunnie e alla defezione de'miei, ma vedendomi cosi da voi accolto, io non. posso trattenere le lagrime. Tosto il re gli accorda una ricchissimapensione, lo chiama a Parigi, le porte del palazzo di Richelieu gli si schiudono dinanzi, le porte stesse delle Tuileries si aprono, l'accolgono e lo lasciano penetrare fino nel consiglio dei ministri in presenza di Luigi XIII. ·L'accademia nascente Io vuole presidente delle sue sedute, i sorbonici lo applaudono, il monastero dei domenicani della via di S. Honorè si fa onore di dargli stanza, il popolo lo segue quando egli esce nella via; egli risorge e vive una seconda vita. Filosofo, astronomo, cospiratore, politico, tutti lo con- \ • •

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