Giuseppe Ferrari - Corso sugli scrittori politici italiani

., - 555 - scola alle sue turbe militanti, vuol essere un frate come Giovanni•da Vicenza, come Pietro l'Eremita, come i missionari di Gregorio l\lagno; chi potrà respingerlo? Egli ha diritto di sacrificarsi e di morire. Quindi una serie di scritti che io cbia1neròdi evoluzione, nei quali attua la città_del Sole, sotto il pretesto di propagare il cattolicismo, quasi fosse un seguace di Bottero, di Bellarmino; che anzi egli associa i proprj sforziai loro, comese appartenesse agli scrittori della pii1 esagerata reazione. E perchè non assalirebbe egli l'insurrezione protestante, dove npn .splende alcuna filosofia, dove il morto libro della Bibbia copre il vivo libro della natura, dove l'orgoglio umano si pasce stolidamente di cavilli, e dove il sacerdote, invece di essere venerando e terribile, diventa volgare a t;il punto, che ogni fatuo credesi pontefice e re? Perchè risparmierebbe gli Ebrei dispersi, impotenti,da sedici secoli sconfitti e destinati a trovare ·nella Chiesa il desiderato delle genti? Perchè non immolerebbe i Musulmani,cui alcune scarse Yerità lasciano le menti vuote e l' immàginazionein balia del senso? Perchè non presenterebbe egli il segno della croce agli idolatri incapaci di vincere la propria ignoranzae impazientidi vedere il gran giorno dell'umanità promesso da ogni loro simbolo? Campanella usurpa pe1·tanto,nel senso della sua filosofia, la fede ed il concetto di S. Tomaso, che seriveva la Summa corJ,tragentes, e moltiplica gli scritti apparentemente ortodossi contro i Turchi, gli Ebrei, gli e.reticie gli )dolatri, onde i re, i principi ed i sacerdoti della terra· obbediscano tutti al pontificato ro1nano, salva poi la gran restrizione mentale di una rivoluzionenel pontifìèato stesso. • I , ,

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