Giuseppe Ferrari - Corso sugli scrittori politici italiani

- 017 - e tutti gli uomini in relazione sin1patica, in modo che la vita altrui penetra la nostra e che la nostra indovina l'altrui. Per tal guisa egli sostituisce un sensismo misterioso e quasi magico alle quiddità ra~ zionali di Aristotile, agli atomi militanti di Telesioed agli inani circoli di Raimondo Lullo. Ma l'uomo che nasce filosofo e che abbandona Stilo per Napoli, Napoli per i chiostri, S. Tomaso per Astistotilee Telesio per proclamare sè stesso, desta tanta ammirazione e un sì alto stupore che l'invidia si desta alla volta sua e già si chiedono gli avversarj suoi in qual modosiasi procurata tanta scienza. Comemai in sì giovaneetà giunge egli a con• fondere .gli uomini provetti? Al certo colJa magia, egli deve essere·.un negromante, e .sotto questa stolida accusa è forzato di fuggire. Si reca a Roma, a Firenzee da ultimo a Veneziascrivendo,professando, improvvisando esposizioni, critiche ed innovazioni. . Ma il sospetto deJla Chiesa lo insegue,·e l'inquisizione gli invola a Bologna i libri che voleva stampare a Padova. Nè rifà di nuovi, ma li perde ancora ritornando a Roma, dove impostogli di presentar~i al Tribunale del Santo Uffizio,vede tutti i lavori da lui perduti a Bologna, e gli vien intimatodi render conto della sua filosofia.Indi·poi potete considerarlo come un perpetuo prigioniero, perchè vien relegatò nel convento di Stilo sua città nativa, e se vi gode d'incontestabile libertà, provvisoria è la sua felicità, tutti Io mostrano a dito come un empio, un riformatore, un ribelle. Michiedereteforse,o Signori,se questeaccusee~ano vere. Vi risponderò in una parola che erano accuse, che in political'essere ed il sembrare sono una cosa,

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