Giuseppe Ferrari - Corso sugli scrittori politici italiani

• - 514 - Alcuni vi diranno che le prudenti generalitàdella repubblica dissimulano con benigno equivoco i più terribili problemi del povero e del ricco e vi permettono di progredire senza sconvolgere la società. ~1a la rivoluzione sconvolge tutto e la scienza ripudia la falsa prudenza dei repubblican·i,i cui palliativi durano pochissimi mesi. A.Itri vi mormoreranno all' orecchio col Guicciardini, che uscendo dalla sfera della vaga pastorale cadete in balia della plebe, e trovate forse la cicuta di Socrate, forse la croce di Cristo. Ebbene si monti il Calvario,si beva la cicuta, si accetti la croce, l'avvenire esce sernprenuovocol sangue dei martiri. Da ultimo altri ancora vi diranno che, lasciate le equivoche generalitàdell'astratta repubblica, vi troverete soli alle prese colla religione, ma voi non rifiuterete il gran cimento, voi sapete che un filosofovale mille pontefici; l'antica filosofia·obbligava il cristia'nesimoad accettare i suoi dettati; Dio, il Verbo,l'anima immortale, il paradis0 son dogmi di Platone, son principj inventati nelle scuole della Greciaed impostiai padri ed alle genti; che la filosofia continui adunque il suo lavoro surrogando altri dogmi ai dogmidel papa e della Spagna. I/Italia attende il suo novatore. Dove sorgerà? Dove potremo noi rinvenirlo? Oramai più non posso rimanere nelle anguste capitali dell' Italia superiore; chiedo la più ampia delle città italiane: Venezia non pensa che a sè, Ge-- nova che alle sue merci, non parlo di Sanmarino, di Lucca o di Bologna, vane repubbliche, la stessa Roma non 1ni basta, la città del silenzioe dell'astuzia non ha mai prodotto un riformatore e vi risiede il nemico.Voglio una città clamorosa,folta di popolo,

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