Giuseppe Ferrari - Corso sugli scrittori politici italiani

- 494 - pseudonitno, che Roma sia città italiana, e desidera distrutti gli appelli al papa, soppresse le decime, la sacra Ruotaridotta all'autorità dei vescovi in partibus, e l'influenza della santa sede pareggiataa quella di qualsiasi a_ltrotrono d'Italia. ll secondo nemico additato è l' in1peratoreche reclama Vicenza, Verona, Padova, rreviso, il Friuli, e insomma quasi tutte le terre continentalidella Repubblica.Venezianon potrà vivere senza avversarlo con tutte le sue forze. In terzo luogo l'ultimo nemico indicato dall'Opinione è la Spagna che protegge il papato e l'impero, invadendo Napoli,Milano, Palermo e la Sardegna.L'opuscolo è dunque scritto contro il pontefice e l' imperatore, regnanti sotto il protettorato ispanico, in altri ter1nini,contro il re di ~Iadridminacciosoper tutti i popoli liberi, contro la n1onarchiache apre gli abissi di un despotismounìversale, e l'idea di questo despotismo scuote taln1ente l'ombra di Sarpi , che intravede la lontana possibilità di stabilire un'alleanza col pontefice, purchè questi si volga .contro la Spagna, e purchè la Repubblica si riservi di far appello ad un futuro concilio. L'Opinione chiama il concilio pn grandesvegliarinodella cortedi Roma, e diventa · così il parlamento cristiano secondo il concetto in1plicito di Sarpi , l'istrumento di un'insurrezione repubblicana contro la monarchia dell'orbe cattolico. Quale insegnamento, quale conclusione,quali conseguenze trarremo noi dall'apparizione·combinata di Fra Paolo Sarpi e dell'anonimo che Io segue da più di due secoli? Noi ne dedurremoche i governi si organizzanotutti in contraddizionegli uni contro gli altri e che un mal vicinopuò forzareuno Stato a modificare per contracolpotutte le sue leggi quasi senza

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