- ~03 - questi nobili? Prendiamo· i loro nomi: consultiamo le genealogiedel ~ansovino e del Litta, le famiglie celebri erano tutte pronte alle sedizioni, tutte guelfe o ghibelline, e la Repubblica che voleva il popolo pasciuto, contento e servo doveva screditarle, inco-. raggiando i municipj a moltiplicarei titoli di nobiltà, danneggiando le case di coloro che prendevano servizio ali'estero, procacciandoai Veneziani le più ricche eredi nelle provincie, suscita~do querele, risse, processi contro i male affetti, onde· poi opprimerli coi tribunali , e da ultimo, calpestando ogni capo antico, ogni persona che potessemeditarenuove imprese, e in caso urgente facendo in modo che il veleno supplisse al_lamanaja, perchè il frutto fosse lo stesso e l'odio minore~A che poi dovesseservire la religione nelle provincie, lo dicono le parole del pseudonimoche vuol ]asciar i benefizj e le dignità ecclesiastiche agli indigeni, « per nutrire in essi » spiriti rimessi e lontani dalle armi, e perciò ab- » biano quest'ombra di libertà nella lorosoggezione. » Questo non è che lo scheletroinanimatodell' Opinione, e, ve lo ripeto, se dimenticateda chi è scritta, cioè da un veneziano e contro chi è diretta, cioè • contro l'Italia ispano-pontificia,voi ne ignorereste lo scopo e sareste come chi guarda un istromento da guerra senza saperne l'uso. Ma per non lasciar dubbio sul senso dell' opuscolo, basterà che vi dica il soggettodella terza ed ultima sua parte, doveparla del modo con cui la Repubblica deve comportarsi colle potenze estere. Qui alla fine addita i nemici e il primo ad essere nominato è il sommopontefice. Estoperpetua. Venezianon potrà viverese non combattendo la Chiesa. Appenasi può affermare,dice il
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