La Voce - anno I - n. 51 - 2 dicembre 1909

LA VOCE 217 politica, nè ci dice in ultima analisi per quale ragione storica, superiore alle contin– genze degli anni del Risorgimento la rivo– luzione italiana potè concludersi e' consoli– darsi nella creazione di un nuovo stato. I_discorsi di Silvio Spaventa, che oggi com– pariscono raccolti in volume, col titolo La politica del/,, Deslrt1, ( •) danno un forte aiuto a chi_voglia_riconsiderare attentamente i pro– b~em1 .a. cui abbiamo accennato. In quei d11cors1 il vecchio partito di Cavour ha quasi abbandonato il campo dell'azione e si ~ rifugiato in quello della riAessione. Non ~. una riAessione fredda e spassionata, di chi sia stanco e sfiduciato dell'avvenire• è inv~ce il raccoglimento di chi sente la n:cessiià di preparare strumenli pii.i efficaci per l'azione. Come vedremo meglio, pH1 sotto, in Silvio Spaventa la Destra fo uno sforzo supremo per coslituirsi in "ero e proprio partito sto– rico, cioè per vivere - essa prende coscienza dei propri metodi, delle proprie finalità, delle proprie ginstificazioni di fronte al fatto e al da farsi - lenta insomma di sollevarsi al di sopra dell'empirismo esecutivo fino ad essere una scuola politica, in cui si congiun– gano senza ripugna ma In mg ione, la tradi– zione e I' ide111i1:). i\la Silvio Spaventa muore senza aver potuto realinare la propria scuola politica, solitario anche nella Destra; e di questa, dopo di lui, non resta che il nome destinato a coprire piccole lott~ di person~ e meschini espedienti parlamentari, senza colore e senza carn11ere. I caratteri della ncch1a Destra, che sono cosi bene enumerati nel discorso sulla po– litica e Pàmministr.azione di quel partito sono quelli di un partito d' ;,zione. Par~ tito d'azione si chiamò negli anni del Ri– sor~imento, quello che direttamente o indi– rettamente faceva capo a Mazzini; ma a torto, poichè esso, più che l'attore, fu il rropulsore e I' 1s1igatore dell'azione rivoluzio– naria, la quale ru invece compiuta dal partito cli Cavour. I nomi cli u Dcslra • e di « Si– nistrn » presi dai due rar1i1i nella vifa par– lamentare, e le gius1ifìc:11ioni teoriche assunte dagli uomini politici delle due parti nei loro ten_1a_tivipralic,, hanno poi dat~ origine ad una ,•1s1oneerrat3 del contrasto politico es1• stenie fra le parti medesime. In quel contrasto i principi hanno un'impon:mza relativamente piccola, mentre una grandissima ne hanno la forma menlale ed i criieri esecutivi. Gli uo– mini di Destra 1 in genert, ave\'ano una ~~pic– cata tendenza e muoversi sul terreno della reahà storica, e a parlire d.,i fatti per fon– dare 5U di essi i principi. Cosl ad. es. da un insieme di contingente politiche, non in– teramtnle preordinate da un'idea generale, Cavour sapeva lrarre una conseguenza che a, e– va valore anche nel campo delle teorie politi– che liberali, e cioè l't11l"t!rmazioncdell'Unità lta• liana. Gli uomini di Sinis11a invece, partivano dalle idee per giungere ai faui, ed il tipo piU accenluato di quella tendenza lo troviamo in Marzini che muore rifiutandosi di ricono– scere i fatti perchè non ri01.pondenti all'Idea. Data tale forma di contra~to, non di prin– cipi a principi, ma cli temperamenti a tempe– ramenti, tutla la lotta fra i due partiti slo– rici italiani si riduce ad una lotta di cri1eri pratici, e la Destra non potè s\·iluppare in sè quella concezione completa della vita po– litica, morale, tr2dizionale di un paese che costituisce realmente un partito, ma fu sol– Unto un comitato esecutivo. I rivoluzionari \·eri e propri, gli uomini che avevano sperato e cospirato fra il' 1 5 e il '48 prestarono alla Deslra i principi generici dell3 filosofia po– litica ed i fini lontani :IÌ quali si doveva tendere: la Destra di Cavour si sforzò di at– tuare quei fini e di scrh·ere sui fatti quelle formole a mano mano che le circostanze lo permisero. Più tardi, quando l'Jlalia fu 1 Roma 1 la Destra si trovò di fronte ai problemi più urgenti la politica ecclesiastica e la politica finanziaria, e li risolse. J due grandi esecutori del par1i10 furono il conte di Cavour e Quintino Sella. Improvvisamente l'opera continuata con tanla rermez.za e con tanta fortuna, per venticinque anni, s'inter• rompe: alla De1,;trasuccede la Sinistra. Ma (1) Ilari, l... 11ena 1910. nel governo allo Stato non si riscontra un vero e profondo mutamento di criteri ; ad un comitato esecutivo se ne sostttui3ee un altro. Come il governo di destra era stato troppo ri,•oluzionario per esser quello di un partito conservatore, cosi il governo di sini– stra ru 1roppo conservatore per e5ser quello di un partllo democrauco. Gli uomi111 d1 Si– nistra continuarono a (.ire ciò che gli uomini di destra avevano cominciuto: e tulla la di– scussione si l11n1tò a quest10111 di meglio e di pe,ggio. Si continuò ncll'auuazione del me– de!-11no piano: quello cioè d1 creare tutti gli organi di uno Stato liberale moderno, in un paese diviso tino alla vigilia in 1aoti Stati diversi, alcuni de' quali mancanti degli or– gani indispensabili per uno !iilalO qualsiasi. Pertanto, do1ll'opposiz1one natur.ile esis1ente fra gli_uomini dcli.i Storia e gli uomi111dcli' Idea, non si può dire che la politica italiana abbia tratto gran vantaggio. Tale opposh:.ione, che spinge i pJrtiti pSliuci al di sopra delle contm– genze quotidiane, tino ad innestare la ragione stess.1della loro esistenza in una speciale conce– zione della vita e della storia, in Jlalia non riu– sci a trasformare due gruppi di uomini in due partiti. Cosi, di gradino in gradino, si scivolò dal criterio esecutivo al criterio opportunistico e le due vecchie parti si confosero insieme in quell'unica folla di parlamentari, donde I' Ita– lia ha trallo i suoi uomini di governo da tren– t'anni a questa parte. la sparizione fontas1ica 1 e tanto lamentata, della Destra e della Sinistra, st spiega per– tanto in modo assai l't,Cmphce: che cioè non sp:uirono due partiti ma due parvenze, due nebulose donde avrebbe potuto uscir qualche cosa, ma donde non usci nulla. Alla Destra ed alla Sinistra si può applicare il nomina– lismo pii1 assoluto, poichè v'erano Il uomini e nomi, ma non realt~ che valessero più che l'individuo. E se 11 nome d1 Destra dovesse attribuirsi a quella fonzione esecuti\'a che la Destra iniziò, e che è propria del resto di ogni go\erno 1 noi possiamo Jire che, con– trariamente :1lle appare111.e, la •Destra non è morta, poichè ad essa :1ppartennero ed ap– par1engo110 llltti quegli uomini, che, \'Cnuti da qualsiasi parte, la,orarono ad organiz– zare il nuovo staio. Un uomo politico del Mezzogiorno, analir.zando in questi giorni i discorsi dello Spaventa, giunse alla conclu– sione che la caduta della Destra ru Jornta al folto di non aver risoluto, fìn dai primi anni del nuovo regno, il problema meridionalt-. ~la tale idea mi sembra piuttoi.to adalta a convenienze politiche dell'oggi, che non a spiegare la storia Jell' ieri. ln(a11i la Destra, che a,·cva dinanzi a sè problemi pratici di grandissima difficoltà, affrontò quelli che ebbe lempo di affronl:tre - e la creazione della finanza italiana, che dobbiamo a Quin– tino Sella, vale il problema del Mezzogiorno. In pochi :inni non era possibil for tutto : qualcosa doveva esser r.1110 prima e qual– cosa dopo. Durante quest:1. azione, che non accenna,,a :1.desser 1ermin:1.t11 1 venne la ca· dura del '76. Occorre dunque riforirsi ad ele– menti p1u profondi per spiegarla, e tale spie– gazione ci appare evidenle se, nella storia della Oeslm, noi vediamo un tentativo f.1llito per giungere ali,, cos1i1u1ionc di un partilo conser\'alore, superando l'empirismo fatale della politica del Risorgimento. Nello Sp.a\'enta la coscienza di questo pro• cesso coslituth•o è evidente. e Il partito mo– derato - egli scrh•e - in questo si distin– gue da un pArtito consen·:1.tore ,·ero e pro– prio: esso è conservatore 1 ma i.cnza l'.iiuto della sanzione religiosa, dei principi morali, che informano le istituzioni del nuovo Stato, anzi spesso in contrasto con le credenze religiose, malgrado le quali il nuovo S1a10 fu edificato. Qui sia il pregio e il difetto di questo par– tito dappertutto in Europa. li nuO\'O Stato è opera sua, ma esso manca di tutta la forza necessaria per consen·arlo ». Ed è in lui una compenetrazione della coscienza politica con quella filosofica, che da alla sua concezione della funzione della Destra una profondità ch'è to1almente :assente da quella di ahri uomini politici del medesimo partito. li con– celto di uno Stato laico, li~rale e conser– vatore, vive nel suo pemiero di una vita forte e 53011, e si tiene organicamente legato Bibloteca Gino Bianco Abbonamento alla VOCE per il l9l0 Lire 4,50 (estero ~ ,00) a chi ci pagherà DIRETTAMENTE entro il 31 Dicembre 1909 ricevendo gratis anche j numeri del Dicembre l909 ossia 56 numeri per L. -l.:iO, con risparmio di L. 1, t o .. 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Si potrà dire che la coscienza filosofica che egli aveva in sè 1 non era adatla a dominare la tradizione italiana; ma non si potrà ne– gare che in lui fosse una concezione del partito conservatore, che è infinitamente al di sopra di quella che troviamo ad esempio in un Lanza 1 in un Mingheui, o in un Bonghi, La vecchia Destra, invece, lasciò fuori di sè questa funzione creatrice - e le stesse idee di pili immediata importanza, come quella dcli' Unirà Italiana, le vennero d:,I di fuori : essa le prese, e nemmeno in una sola volta, ma a mano a mano che le circostan1.e sembra– rono imrw,rle. In fallo di religione non pensò nulla: alcuni dei suoi uomini furono credenti o bigotti, altri scettici amabili o increduli, ,,ari ne' temperamenti come nelle tradizioni. Quan– do il partito affrontò la questione religiosa, si senl1 ch'era un affare fra altri affAriche ten– tava di condurre in porlo. In ciò lo spi– rito realistico che l'ave, 1 a sorretlo quasi sem– pre gli rece di(etto 1 e si ri,,clò una certa intima grellezza di animi e di ingegni, i quali si at1accarono avidamente alle formale laiche per sfuggire urgenti problemi mo– rali ai quali il Governo di una nazione non può restare indifferente. Cosi gli uomini di provenienza più radicale poterono sventolare le loro bandiere ide.ili : simboli di contenuti di pensiero e di concezioni della vi1aalle quali essi stessi erano per lo più mdifferenti. Cosi si operò quella sostituzione di uomini che fu chiamata la caduta della Destra. In realtà non cadde nulla, se non il sogno di creare in Italia qualcosa che valesse la pena di es· ser di(eso, come pa1rimonio sacro, da un partito di conservatori. Fu un episodio s\·ol– tosi sulla base di quella sonnolenta indiffe– renza di popolo, nel cui silenz.io letale sem– brarono pii1 risonanti le gesta dei pochi crea• tori dcli' Italia nuo\'a, La materia si ribella,•a ai formatori, e questi non seppero infonderle un significato che potesse sostituire una tra– dizione. Co'il il partito moderato non potè diventar consen 1 atore 1 e cadde, come foglia secca, lasciando che gli eredi continuassero a fore ciò eh' esso stesso aveva fotto per L1nti anni. Il (allimento di una sintesi politica laica e consen•atrice ha lasciato inadempiuta una (unzione che in ogni paese non moribondo è vi1ale. Ciò spiega come, dopo circa tren– t'anni assistiamo ad un rinnovalo tentativo della meJesima sintesi, ma in senso cattolico e clericale. I democratici che si scagliano contro questo ritorno attribuendolo a mani– polazioni parl:unentari ignorano ancora una volta la storia delle nostre origini recenti. Se, infatti, la ,·ecchia Destra avesse saputo creare una concezione della politica italiana, intera e vitale, la funr.ione conser\'atrice sa• rebbe già da tempo diventata la tradizione del partito, ed il vecchio, a cui oggi si ricorre, sarebbe già stato nssorbilo o eliminato, o al– meno in via di defini1iva tliminazione. Giovanni Amendola. LA VITA di UGO FOSCOLO Di GiusePl>e Chiarini che fra i cosiddetti, non si sa perchè, seguaci del Carducci, fu di gran lunga il pit) !.incero e ~crio e senza alcun dubbio il meno seguace, è uscita poche seuinrnne fa per i tipi del Uarbl>ra- postuma e con mrn ,ciocca premessa pro domo sua, del prof. Guido Maz– zoni, della quale è mei;:lio 11011 for parola - la Vita di U1ro Fosrolo (t). Questa vitn, che viene dopo quelle di Giacomo Leo1>:ardie di Gio-,ue Carducci, non è, se si dcv'csscr gius1i, un gmn che - come del resto non era un gran che quc:lla del suo amico, che ho leua, e non doveva es– serlo quella del recanatese che non ho lella -; è uno di quei libri che in una leueratura un po' meno pantanosa della nostra...attualc doHebbero esser la regola e non l'eccezione, un di quei libri di cui non ~i dovrebbe dire né: ben, né male, perchè in essi non c'è nulla che ecciti all'ira o ali' ammir:uione ; un libro mediocre, insommu, ma che, sia per la documentazione, se non 1>e– regrina, onesta e basata quasi lutta sulle opere e lettere del 1>0e1ae degli amici e biografi più accreditati di questo, sia 1>er lo Milc sobrio e casalingarnente arguto, si fa lr-gger da cima a fondo per tutte le sue <1ua:,i 500 pagine - e volentieri. Dalla modesta c3sctta di Zante :-1lla modestissima tomba del cimitero di Chiiwick si accompagna pa,;;so pnsso il paeta nel suo tw,•en• turoso vir,ggio terreno. Si vede adolescente a Venezin, l>0\1Cro e fiero nel suo gabbano verde, delirante dietro alla bella Albriui ; si a~col1a110 le sue tirate rh•oluzionarie ; si va con lui alla guerra ; si segue nelle sca1>patemilane~i ; si gode e si ride a Firenze ; si ascoltano le :,ueprose e i suoi ,·ersi ; si tiene il candeliere ai ..uoi mille amori ; si apron le sue lettere piene di romanti– cismo, di progetti, di i,,uicidioe di buJ{ie; si sbir– ciano le sue porcheriole - si arriccia il naso a quelle grosse - si parte, si ritorna, si va in lsdz– zera e poi in lnl{hilterra. S'entra con lui nelle case de' grandi ; si fa I' im·entario delle sue ,,me; ~i ammiran le tre cameriere « le tre gn&ziein carne e ossa • ; si fa la cono~enza della misterio!->ae po,·era Florian:1 , :,Ì geme sul povero Didimo nascosto per , i.1dei debiti in un <1uartiere lurido, e costretto ad andar con la mezzina a una fonte lontana per l'ncc1ua; si piange sul suo letto di mone. Ci 1>are, iu una parola, di f.lr vita co– mune con 1111 camcra1a dalle mani bucale, esal– tato e clebole, un po' Socrate e molto Don Gio– vanni; un po' Cntone, un po' Ca"inllO\fa, - un buon diavolo in fondo cui bi~gna l'.k!rclonarmolti capricci e molti atti sventati; ma al quale .._j può anche a seconda dei casi, rif{uardar le bucce, o stringere il j,--ana~ino senza lroppa suggczionc. Se non che - ed è ciò cht: :.n vien ..,empre <1uandosi leggon di queste biogr.ifie di grandis• sirni uomini ~ritte da uomini non 1roppo grandi - a lettura finita ~i chiude pt:nsosamente il libro e ci :,i domanda: \"a bene, ma or come ,a che (1) GnUl"l'l C•1u110. I.a ,i1<1li lJr f'•11'1 rrcmn'6 .trul re= e Jo«HMIIII 1u Ci1.krfC O...nni da Guoo Mu,0•1. t•,– nuz~, G. B.arkra Ed11on, 1•no,

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