1l concetto di Dio m Voltaire L'impeto col quale il Voltaire si scaglia contro gli atei, e la gagliardia polemi~ che egli spiega contro tutta la posizione filosofica dell'ateismo, trovano la migliore i;piegazione nell'orientamento spirituale della personalità del Voi• taire stesso -- da un lato - e dall'altro nelta visione ancora angusta ed em• pirica che i filosofi del secolo decimottavo si formavano dell'ateismo. Per quanto la parte più insigne della sua opera sia costituita dalla ardentissima campagna che egli condusse contro le religioni rivelate, e sovratuno • contro il Cristianesimo, il Voltaire rimase sempre un teista. Egli si collocava in una posizione di equidistanza fra la superstizione e l'ateismo: egli negava come egualmente perniciosi al felice sviluppo dell? società umana così le manifestazioqi organizzate dei vari _culti, le religioni storiche o positive, at• tuantesi nell'ambito e coi mezzi, e coi riti delle varie e singole credenze, come quell'atteggiamento scettico dell'animo che considera l'universo in guisa di una esclusiva successione di fenomeni materiali, successione destituita di finaliliì, e non presieduta da un superiore principio ordinatore. A differenza, quindi, di quanto non accadrà per i filosofi tipici della Enciclopedia é segnatamente per Diderot, Holbach ed Elvezio, atlraverso l'insegnamento dei quali prende gradatamente possesso dello spirito clel tempo; una concezione materialistica ed atea dell'universo, Voltaire, come Rousseau, ammette l'idea di Dio. Giova però tener presente che il suo concetto di Dio piuttosto che da spirito religioso trae origine da speculazioni di marca prettamente intellettuale, raziocinante, e risponde ad un duplice bisogno: estetico, e politico-morale. Un poco come avviene per Rousseau, Voltaire, spirito artistico, è nato• ralmente portato a considerare il fenomeno della bellezza in tutte le sue manifestazioni - e nelle opere clel genio umano, e nelle rivelazioni della natura. In questo senso il Dio cli Voltaire è il bello che ,si realizza nella natura. È lo spirito superiore, e sempre necessariamente uq poco misterioso, al cui comando reagiscono gli interpreti umani e mortali di una bellezza immorta]e e sovrumana, che si esprime al di là delle singole forme individuali, e che vince i secoli in virtù della parte di infinito che essa contiene. Visione, questa, prettamente estetica, letteraria, squisitamente caratteristica del genio r.r1.istico che si sente sempre interprete di forze oscure e met·avigliose la cui essenza s'agita nell'indistinto e nell'ignoto. D'altra parte, Voltaire, serba di Dio una concezione morale e pratica ad un lempo. Una concezione in cui, al bisogno di un chiarimento unitario di tutte le attività dell'uomo si unisca il valore di una norma po]itica, di una regola di vita da imporre agli uomini, ed al difuori della quale, nasce il caos ed avviene il cozzo delle passioni sfrenate. Il Dio del Voltaire è dunque sostanzialmente l'idea de1la bellezza che si deve però realizzare al difuori degli schemi delle re]igioni positive .succedentesi nella storia. In queste, il fotto esteriore del culto, colle sue forme, i suoi riti, le sue cerimonie, le sue settarietà, le sue into1leranze, le sue caste sacerdotali hanno sempre, in tutti i tempi. sopraffatto l'idea essen• ziale' di un ente, suprema sorgente di luce e di ben~ per gli uomini. Il filosofo vuole' infranto il vincolo di tutte le consuetudini religiose, e pretende che 1a e!.clusiva sede della religione sia nella coscienza umana, di qui l'idea di una specie cli religione, che del culto dimostrasse l'essenza 1 ma fosse im• mune da ogni forma di deviazione, di superstizio1)e e di intolleranza. È que• sto il culto dell' E11te supremo, a cui Voltaire accenna in, numerosi passi delle. sue opere e che, inspirandosi a lui ed a Gian Giacomo, Robespierre tentò di realizzare durante il periodo della rivoluzione nel quale il suo ascendente personale apparve maggiore. Una simile esigenza trovava la sua giustificazione in un apprezzamento decisamente pessimistico della possibilità umana nei riguardi dell'ossequio che l'uomo sappia prestare alla legge morale. La vastissima esperienza umana del Voltaire era assolutamente negativa a questo riguardo. Di qui egli giunse ad ammettere la necessità di mantenere la legge di Dio tra gli uomini come il solo mezzo per obbligarli a rimanere entro i limiti .....
RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==