L'università libera - 1925 - Anno I - n. 8

226 L'UNIVERSITl LIDERA L'argomento' scello non è ·arido, essendo pieno di attuali ti1, s·e per attualità si intende 11911 l'efTimera mod11 ma l'utilità impellente dei problemi. Molto si è diffusa l'idea di una li114!uainlernazional-e che acceleri e dilati i rapporti commerciali, industriali, cullurali dei vari popoli. E molte lingue internazionali sono state inventate e propagate per rispondere al bisogno, sempre più sentito, di oltrepassare i confini linguistici. L'utilità grandissima di una lingua d'uso internazionale è ormai riconosciuta da tutti. Dallo studioso che si arresta di fronte alle lacune che ra·ppresentano per lui il non poter usufruire. delle opere scritte in una lingua che egli non conosce, al mercante che deve rinuI\ciare a molti affari perchè non ha possibilità di corrispondenza, moltissimi sentono oggi quanto la diversità delle lingue intralci l'attività umana, nelle sue forme più nobili o maggiormente utili. Particolarmente nel campo della cultura è sentito il bisogno di una lingua che sia la chiave di tutta la cullura mondiale. E questa necessità la sentono, non tanto i tedeschi, gli inglesi, i francesi, che hanno la possibilità di tradurre su larga scala le opere straniere, o gli slavi, che hanno una notevole facilità nell'impadronirsi delle lingue, quanto gli italiani che per mettersi a contatto con la cultura europea ed americana_, hanno bisogno di imparare almeno tre lingue. Ne nasce l'inconveniente che la cultura offre vasti campi e facili conquiste a pochi privilegiati conoscitori di lingue straniere, si che, nel canwo universitario, ad es·empio, non pochi corvi si fanno belli di penne di pavoni d'oltr' Alpe. E, inconveniente ben maggiore, avviene che la genialità italiana rimane ancora chiusa nella sfera della notorietà nazionale, invece di correre, veloce e sicura, per il mondo. Di qui scimiottamento di forme di arte e adorazioni di sistemi filosofici o scientifici dell'estero, e ignoti in Francia celebri in Italia, e sorpassati in Germania ancora vivi •e vegeti. da noi. - L'Italia, che ha una civiltà eterogenea, e potrelJ!Je per la varietà delle forme menlalj e dei temperamenti, occupare una posizione di dominio nel campo della cultura europea, elaborando gli elementi che il suo naturale eclettismo le permetterebbe cogliere « fior da fiore » dalla vita intellettuale di tutti i paesi, .è ancora troppo provinciale, senza essere, per compenso, abbastanza italiana. E la scarsa padronanza delle lingue estere tarpa le ali allo slancio industriale e commerciale italiano, e ritarda quel trapasso da nazione agricola e patriarcale a nazione .industriale e moderna che solo può assicnrat'e al. nostro paese un posto nel mondo, che non sia quello del « giardino d'Europa » che baratta i cenciosi emigranti con i turisti. Si diITonde la radiofonia, ma ben pochi italiani possono seguire un discorso alla Sorbona o alla Camera dei Comuni.

RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==