l.' U N I V E R S I T À J. I R F. R A 105 Caio. Il suo ragionamento è stato questo: ·Caio può sollevare quel peso; io non lo posso soll-evare; ma se io potrò sviluppare le mie_ capacità muscolari alla pari di Caio potrò sollevare quel peso. Nell'atto in• cui Tizio ha formulato il suo proposito era necessitato dall'idea di rendersi simile a Caio. Quest'idea non hn potuto volerla avere; l'ha avuta. Ma l'ha avuta perchè altre volte s'è proposto miglioramenti di se stesso, e la tendenza al perrezionamento s'è affermala in. lui. La libertà del volere non va, quindi, considerala nella stretta cerchia di un determinato pensiero ocl alto cli volontà. li determinista, infatti, pur sapendo cli non volere che ciò che può volere, vuole. Cioè vuole porsi in condizione di poter volere sempre cli più. La coscienza della necessità è in lui la coscienza della libertà. Dico nel determinista, per rilevare come il determinismo si concigli col volontarismo, ma è così cli tutti. Dicendo èhe dalla coscienza dell'impossibile nasce l'idea ciel possibile, siamo entrati nel camp·o dell'azione come clet•erminante ciel pensiNo, cioè della volontà indistinta che acquista coscienza di sè mediante lo sforzo. Affermava il Vico che « la praxis è attività creatri(!t), per cui Verilas et faclum converlunlur, la verità si scopre facenclòla, il fare è la condizione impreleribile del conoscere ». Kant scriveva: « tutte le forze vengon riconosciute soltanto per gli impedimenti ch'esse valgono a superare ». E il Maine cle Biran considera lo sforzo come il fatto psicologico centrale, per cui è possibile la conoscenza di noi e delle cose: l'io si rivela a se stesso con la coscienza dello sforzo, che l'anima intuisce com.e clctcrminalo dalla propria volontà, e si perviene alla conoscenza del non-io per l'urto dell'auto-attività in un ostacolo o in una resistenza. Il bambino acquista la coscienza dei rapporti spaziali non solo mediante la vista ma anche col tatto. La vista gli presenta un oggetto dai vivi colori. Egli si sente attratto da essi, e compie dei movimenti per afferrare quell'oggetto. ì\fa non riesce. La sofferenza del mancato possesso lo spinge a perfezionare i propri movimenti. La sua volontà si affina mediante lo sforzo. E i successivi risultali lo portano a distinguere il possibile dall'impossibile: lo portano cioè al giudizio discriminativo, cioè alle prime forme di economia dello sforzo. L'azione non crea la volontà, poichè qualunque atto è un risultato di una forza volitiva, Ma la volontà istintiva si fa sentimentale e razionale. Cioè acquista sempre più numerose e varie necessità. Concludendo: la volontà scaturisce da un complesso di necessità che essa non crea, ma che, come pensiero, conosce. Conoscendole, crede di averle volute. E credendo di averle vo•
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