1.1 U N I V F. R !li I T À I, I R F. R A 187 anrn1ellono che nlcunchè del diavolo possa mancare nl loro buon elio. "Un cerio giorno nell'anno di grazia 111illee novantuno, Gau• chelin di Normandia, prete pio e devoto, vide sfilare sulla strada fanti e cavalieri. Era una grande armata, una moltilurline infinita e in gran disordine, che portava vesti nere e pennoni sburrali di nero. C'erano nani alti selle palmi, con la lesta grossa come un barile o un barilotto. C'erano vagabondi e malandrini. C'erano monaci e chierici, giudici, abati e vescovi. C'erano cavalieri in bell'equipaggio, c'erano dame che cavalcavano chinee. E soffiava un vento forte e rigido, il quale vento soffiando sulle cotte, sulle vesti e sui mantelli, strappava dalla loro sella le nobili dame, le sollevava all'atezza d'un buon cubito, poi le lasciava ricadere sulla loro sella, donde spuntavano lunghi chiodi arroventati. E vedendo passare questa folla, Gauchelin il prete si meravigliò assai ed esclamò: « Ah! è la genie d' Arlequin ! » Questa visione che ci lrn conservato Orcleric Vita! nella sua Hisloire de Normandie, ha la stessa ispirazione della Divina Commedia. Nei boschi del Périgord, vastissimi nel penultimo secolo, si sentivano talvolta rumori e baccano. Era la « Caccia del Re Erode "· Galoppava in testa Donna Erodiade, vestita di bianco e su di un bianco palafreno. Abbaiando, saltavano ai suoi fianchi due formidabili levrieri, discendenti, pensiamo noi, cli Orlhros e Kerberos, che avevano guidato i bracchi cli Ecate. Seguiva una muta chiassosa, che abbaiava, latrava e mugolava, e valletti che muggivano nei corni e facevano schioccare le fruste. Guai al cristiano, in un brullo momento abbandonalo eia Dio e dai santi, che si fosse messo in mezzo a loro. Alterrato in un halter d'occhio, strangolato, dilaniato, divorato, non ne sarebbe rimasto un pelo nè un capello. Una caccia simile è eletta « la Proserpina» o « cli Proserpina ». La si vede e la si sente una volta sola in vita d'uomo. Segnala le calamità straordinarie. i\Iostranclosi in Francia al tempo cli Robespierre, scatenò sul mondo ciò che fu eletto « la Grande Paura», spavento insano che atterrì le campagne. In Germania, preannunziò le battaglie cli Lipsia e cli Waterloo. Spesso i narratori ciel medio evo confondono Erocliacle e Proserpina: chiamandole ora la figlia, ora la moglie ciel Gran Diavolo, il quale, per riempire meglio il suo odioso regno, inviava la sua femmina a praticare sulla terrn le sue arti temibili, p~r indurre i poveri uomini in fornicazione e farli cadere in peccalo mortale. Questi nomi cli Erode e cl'Erocliacle, noi li consicleriam.o come gli appellativi trasformali cli \\'otan, che fu un tempo il sommo elio dei Germani e degli Scandinavi, e della sua sposa Frigga Holda, detta dai contadini Goda o Horda; la vera, la lirande
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