L' U N I V E H S I 1' À L I li E I\ A 107 sto i più, senza curarsi lroppo del problc1na di Dio (influenzali com'erano dalle jdec razionaliste e po.siliviste predominanti allora fra i repubblicani •e rivoluzionari francesi), accettavano però praticamente il concello, che Mazzini faceva derivare da Dio, che la vita sia una missione di lotta e di sacrificio per il bene e per il progresso dell'umanità e che quindi l'idea del dovere debba essere la molla principale dell'azione politica e sociale degli individui e delle colleltività. Politicamente Mazzini, in questo programma, pres·cnlava la Repubblica come una « istituzione educatrice», da cui il cittadino avrebbe imparato « a intendere la libertà come condizione di l'esponsabilità e diritto di scelta fra i mezzi diversi che possono condurre al fine comune; l'eguaglianza come libertà di tutti, condizione di dignità umana e base indispensabile dell'associazione; e l'associazione, come legge dell'umanità, potenza moltiplicatrice di facoltà, di forze, di conoscenza, •e sola normale via di progresso ». Da ciò deduceva che il ripetere, come molti facevano allora e non pochi anche oggi (e lo stesso ragionamento vale per ogni altro ideale di progresso umano), che prima bisogna pensare a fare i repubblicani e poi la repubblica, « non è se non uno dei tanti errori politici coi quali i sofisti capovolgono la queslione » (1). L'unico articolo, oltre il « programma » suddetto, che llfazzini ha pubblicato nell'Italia del Popolo di Roma, uscì in data del 2 aprile 1849. Esso è brevissimo, e cominciava con la ripetizione d'un suo motto dell'anno prima a Milano: « La guerra regia è finita: cominci, se l'llalia vuol salute davvero, la guerm del Popolo. L'articolo si riferiva, evidentemente, alla· fine della guerra tra il Pi•emonle e l'Austria con la sconfitta di Novara di pochi giorni prima. Questa fine miseranda i\lazzini l'attribuiva, ancora una volta, al fatto che la guerra era stata fatta dal Piemonte piit per timore della rivoluzione repubblicana che per a111orealla causa unitaria. <( La guerra avversata per lungo tempo, tradita la prima volta, ricominciata per l'impulso venuto dall'Italia repubblicana, ha per intenlo sup,·emo non la cacciata dell'Austriaco, ma la congiura contro il principio democratico rappresenlato dal centro » (2). (1) Idem, idem, pag. 93 . .(2) Idem, idem, png. 97 e 98. - Con le parole « La guerra regia è Jinita; Ja guerra del paese incominci~» lllazzini cominciava ncll'ngoslo 1848, dopo l'occupazione austriaca di l\lil:rno, un energico appello stampato alla macchia: Agli llaliani (Vedi Seri/ti di G. M. voi. 38°, pag. 213). - In quanto :dl'accusn mnzziniann d1c il governo piemontese si gio,·nssc della guerra nll'..-\ustrin per comlrn.lterc In rivoluzione, cssn fu ripetuta nel Pnrl:imcnto Subnlpino dall'on. G. Fcrr:n·i anche per l:1 guena del J 8:"19, in una seduta del 1860; é Cavour, allora ministro, asscnlr interrompendo l'or~ore con le parole: « I~ vero! ».
RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==