L1 U N I V I~ I\ S I 'I' À L I B g I\ A 67 2) distribuzione più razionale dei giorni nei vari mesi, in • modo da ottenere trimestri più concordanti colla durata delle successive stagioni. 3) abolizione completa delle attuali denominazioni mensili, strana accozzaglia di mitologia (Gennaio, Febbraio, ~1arzo, ecc.), di esaltazioni personali (Luglio ed Agosto) e dì assiduità aritmetiche (Settembre, Ottobre ecc), nonchè della voce «bisestile», anch'essa anacronistica, come i nomi dei giorni settimanali, che pure andrebbero cambiati. 4) nuova enumerazione degli anni, in modo da comprendere nella stessa éra storica, od umana, o sociale che dir si voglia, tutti i tempi storici, senza l'incomoda distinzione di anni av. C. o dopo C., che non sarebbe accolta dai cosidetti ... infedeli, assai più numerosi dei fedeli. Come vedesi, volendo giungere ad un calendario « unico » le questioni da risolvere non sono poche nè tulle ... liscie. Alcune sono tali da toccare, se 1:011 proprio urtare, la suscellibilità e le tradizioni dei popoli che dovranno discuterle, e quando si pensa per es., che l'Inghilterra non ha voluto ancora adottare il sistema metrico decimale - di utilità pratica tanto evidente - vi è poco da SJ>erare in una «prossima» unificazione dei calendari, e forse neppure nelle riformette attualmente in esame presso la S. D. N., che finirà per dichiarare la propria incompetenza (stante le puntigliose rivalità dei delegati cristo-mosaici) anche sulla vessata questione di stabilizzare la Pasqua, che noi consideriamo estranea alla questione principale del calendario unico, tanto più quando non si tocchi il ciclo settimanale. PROPOSTE ... BARONICHE. Comunque, ecco quale sarebbe il nostro parere sull'istituzione di un « calendario unico>; potevamo benissimo chiamarle: proposte platoniche, anzichè ... baroniche, ma è lo stesso. L'anno in cui la rifoma fosse introdotta dovrebbe cominciare col giorno dell'equinozio di primavera per l'emi5fero boreale, corrispondente a quello dell'autunno australe. Naturalmente bisognerebbe prolungare l'anno precedente (l'ultimo del vecchio stile) fino al 20 marzo successivo, cioè rìsullerebbe ùn anno di 14 mesi e 20 giorni, precisamente come l'« anno dì confusione » - il 44 av. C. ch'ebbe 445 giorni - reso necessario per efTeltuare la riforma ordinala da Giulio Cesare. Sul punto 2') osserviamo che, e5sendo le durale delle stagioni astronomiche così distribuite: Primavera horeale (Autunno australe) = H2 g. 20 h. Estate (Inverno » ) = fl3 » 15 » Autunno (Primavera » ) = 89 • 1fJ » Inverno (Estate » ) = 89 » O »
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