L1 U N I V E R S I T À L I B E R A 85 ga nei pii1 complessi problemi della morale e basandosi su leggi hiologiche ha saputo tracciare i lineamenti di una morale natu1·ale - la morale dell'avvenire - e con fervore d'apostolo· ha proclamato che la distanza fra ideale •e realtà può essere annullata perchè l'ansia cli ~spansione che sospinge gli uomini e la stessa potenza creatrice della vita attingono al bene ed all'amore. In Italia poco si conosce ancora degli scritti del Guyau. Or è poco più di un anno è apparsa - pei tipi dell'editore G. B. Paravia - una prima versione dell'« Abbozzo cli una Morale senza obbligo nè sanzione » e or è qualche mese - sempre pei tipi dello stesso editore - è apparso, col titolo« La Fede dell'Avvenire» un estratto del volume « L'Irréligion dc l'avenir ». Intendiamo safTermarci su queste due pubblicazioni e specialmente sulle pagine che parlano della morte e dell'immortalità. ùa morte - dice il Guyau - è un semplice momento dell'evoluzione fisica e perciò l'immortalità: è un fatto reale. La vita è un'inesausta potenza d'evoluzione e la concezione di un'esistenza eterna non è affatto incompatibile col principio evoluzionista della vita. Ciò che è un assurdo è l'immortalità condizionata dei credenti: l'aldilà buono o e-attivo dei cattolici, la completa estinzione o il travolgimento nella ruota dell'esistenza dei buddhisti. L'immortalità è nelle opere dell'uomo perchè le opere sono la sua anima. Esse, umili o grandi che siano, sopravvivono alla morte fisica del loro Creatore e si allacciano al passato ed all'avvenire perchè la vita umana è solidale e perchè tutte le opere di tutti gli uomini si fondono in un'unica armonia. Nella fi- 'Iosofia dell'evoluzione vita e morte sono idee relative e correlative: la vita in un senso è una morte, e la morte è ancora il trionfo della vita su una delle sue forme particolari. E ciò che noi chiamiamo « la morte» è ancora un movimento latente della vita universale, simile alle vibrazioni che agitano il germe durante mesi d'inerzia apparente e che preparano la sua evoluzione. La natura non conosce altra legge che un'eterna germinazione. Eppure la morte è brutale e noi la giudichiamo con senso d'orrore quando ci rapisce un essere amato. Allora l'amore protesta contro la morte. L'amore non può accettare l'eterno turbinare della polvere dell'essere: vorrebbe fissare la vita, arrestare il mondo nella sua marda. Ma il mondo non si arresta, l'avvenire chiama le generazioni e questa potente forza cli attrazione è pure una forza cli dissoluzione. La natura non genera che ciò che uccide e. non forma la gioia degli amori nuovi che col dolore degli amori spezzali. E mentre il poeta vorrebbe così lutto trai-' tenere, tutto conservare, non distruggere nessuno dei suoi sogni, incatenare l'oceano defla vita, lo scienziato risponde che bi.sogna lasciar scorrere il flutto eterno, montare la grande marea gonfia delle nostre lagrime e del nostro sangue, lasciare liberta alla
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