16 t.' U N I \' E R S I T À L I B E RA Già il Monti ed il Leopardi, nei canti già citali S111/aMitologia e Alla Primavera, avevano con accenti di tristezza e malinconia rimpian lo che i bei miti dell'antico panteismo popolare non avessero più vita (1); ed il medesimo rimpianto sgorga dal canto di Carducci, ma animato d'un· pensiero tutto suo, più nuovo e piì, ardito. Il vero motivo per cui il Carducci si duole che al « vedovo » Giove Clitumno più non rimangano che le misere rovine d'un tempio (quelle che, secondo il Chiappelli, durano ancora tra Spoleto e Foligno), o per lo meno il motivo predominante, è che Roma più non trionfa. Gli è che, quando le ninfe se ne fuggirono e furon costrette a nascondersi nei fiumi o tra i monti, quando cioè la religione dei pagani (in cui i poeti classici vedevano una specie di deificazione della natura) dovette cedere innanzi all'atrei·marsi vittorioso e invadente del Cristianesimo, anche la potenza di Roma crollò. Non è il caso d'esaminare, qui, se ·e fino a che punto vi fu tra i due fatti relazione da causa ad effetto, o se si tratti semplicemente di coincidenza. Verosimilniente il cristianesimo non fu che uno dei molti 'elementi che contribuirono a scuotere dalle sue basi il decrepito Jmpero; e d'altra parte forse al cristianesimo si deve s.e la vinta civilt/l romana, mutandosi essa stessa, riuscì lentamente ad assimilarsi le energie giovani dei vari popoli barbarici che invasero l'Italia. Ma il Poeta dà senz'altro tu Ila al cristianesimo ed alla sua vittoria sul paganesimo la co,lpa della fine di Roma trionfatrice, di cui sente una nostalgia che oggi ai superficiali potrebbe apparire imperialistica. Certo egli non sarebbe mai giunto a chiamare come il Foscolo, i Romani « ladroni del mondo» (2); ma bisogna anche aggiungere che il Carducci vedeva Roma più come datrice di civiltit ai popoli che come conquistatrice di territori; più in una funzione di universalità che df tirannide accentrata. Roma pagana egli la vedeva sempre attraverso i riflessi della sua educazione. mazziniana, attraverso la visione della Città eterna risorta per la terza volta come maestra di libertà e apportatrice di pace tra le genti. • Questo concetto di romanità democratica e pacifista si trova più chiaramente espresso dal Carducci nell'altra « ode barbara », (1) Ora il bel regno - ldeal cadde al fondo .. ,. (Monti). - Ah.i, ahi, poscia che v6te - Son le stanze d'Olimpo ... (Leopardi). • (2) Nelle Ultime lettere di Jacopo Orlis. J !\
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