L'università libera - 1925 - Anno I - n. 1

1.'UNIVERSITÀ J.IUERA Il streghe e dei folletti che non sono del tutto spcnlc neppure ai giorni nostri (1). Altrove, nel notissimo inno A Satana, lo stesso Carducci ricorda questo fatto nella strofa te nccolse profugo tra gli dCi Lari la plebe memore ne i casolari. Infatti ciò che di più ha resistito, contro il trionfante Cristianesimo, non è stata la grandiosa coreografica religione di Giove col suo· corteggio di dèi e cli dèe greco-romano, molta pompa della qnale s'è anzi trasferita alla religione nuova, ma l'ingenua fede preesistente anche a quella romana, che aveva popolato di dèi familiari la casa e i campi, i boschi e le messi, i fiumi e le fonti. Si comprende benissimo come gl'ilali iddii aleggiassero sull'accesa fronte del poeta, in )llezzo all'Umbria verdeggiante a preferenza che altrove, se si pensa come quella regione dell'Italia centrale, lontana dai due mari opposti, e quasi chiusa tra monti selvosi è quella che' pi(, dev'essere riuscita a conservarsi (non sempre, s'intende, nè completamente) immune da quel flusso e riflusso de' pi(1 diversi popoli che cli altre regioni hanno profonda1:nente mutato gli antichi caratteri. Non sempre, diccvmno, nè co1np]cta1nente: inani straniere hanno piantato sui rivi sacri agli clèi indigcbi d'Italia il salice piangente, pianta d'origine asiatica, simbolo cli umiltà e cli rassegnazione, in contrasto con la robusta vegetazione ciel luogo, simbolo cli forza e cli vitalità: il leccio, la quercia, il frassino, il cipresso, ecc. Rivive nel poeta la vecchia ruggine contro i romantici, dai qnali appunto il salice era tanto onorato in momenti funesti alla libertà, quando, dopo la reazione ciel 1815, contro i gendarmi della Santa Alleanza non umili pianti cli ras5egnati potevan rialzare e liberare i popoli, ma solo la forza armata della rivolta; e questa ruggine anlica si sfoga. nell'augurio che il vento dell'Appennino sradichi e porti via la« molle pianta,. amore d'umili tempi» e soli restino i robusti e forti alberi che furono cari ai padri nostri. E alla loro ombra salubre, mormori il Clitumno e narri le antiche storie della sua ·terra, Dica le vi- (1) Di ciò fa menzione anche il Michclcl nel suo libro La Strega.

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