Alessandro Dudan - Dalmazia e Italia

- 10 - fonti della storia delle terre a lui soggette. Dì fatti chi conosce oggi le città dalmate e legge le pagine ad esse dedicate nell'opera De administrando imperio del Porfirogenìto, restia meravigHato delle descrizioni dei luoghi fatte dallo scrittore imperiale, come le potrebbe far oggi il più coscienzioso illustratore di quella provincia. Al cap. 29 Porfirogenito scrive: « Il nome Rausium, che sì dà •a Ragusa, non è già propri.o del dialetto romano (che si parla in Dalmazia), ma è detta Lau, che significa precipizio, perchè situata in luoghi dirupati·, e i suoi cittadini d'i,consi Lausini, cioè abitanti i,l precipizio. L'uso comune però che sovente •corrompe i nomi cangìandone le l•ettere, fece che sì chi•amassero di poi Rausii o Ragusei. Abitarono essi un tempo la città di Pitaura o Epidauro, la quale colle a,ltre dalmatiche fu presa dagl•i slavi .e i cittadini furono parte uccisi e parte carcerati. Quellri poi, che poterono con la fuga salvarsi si stabilirono sopra alcune rupi in ruel sito appunto, dove ora sorge Ragusa, la quale ne' suoi primordi era un pÌiCColovillaggio. Questo però cresciuto in breve <li popolazione ebbe pur Je sue mura ben quattro volte dilatate ». Riguard'o alle altre città Porfirogenito s:.::ive n_ellt>stesso capitolo : « L'imperatore Diocleziano amò molto la Dalmazia, sì da condurvi colonie romane e dare ai dalmati anche il nome di romani, nome che portano pur tuttavia. Furono iln seguito disfatti dagl•i slavi, che occuparono i loro paesi non restando ad essi che alcune città sul litorale, che pur sempre conservano e sono Ragusa, Spalato, Traù, Zara, Arb~l, Veglia, Ossero. Gli abitanti di queste città, anche al giorno d'oggi vengon-0 chiamati romanL. Le altre città del continente che furono occupate dagli slavi, sono senza abitanti ». La sorte di venir distrutta completamente toccò anche a Salona. situata a soli 5 km. dall'odierna Spalato, che popolò dei suoi abitanti rifugiatis~ dinanzi l'invasione slava, prima sulle isole, poi entro le mura del grandioso palazzo di Diocleziano. Porfirogenito così le descrive : « Le mura di Spalato non sono nè di mattoni, nè di, enchorego, ma di pietre quadre, talune due braccia lunghe ed uno larghe, unite fra di loro con spranghe di ferro, incastrate nel piombo liquefatto ». Queste mura, - noB:bl1otecaGino B1c1nco

RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==