Critica Sociale - XXIV - n. 21 - 1-15 novembre 1914

332 CRITICASOCIALE Nel novembre 1912 gli Alleati balcanici stavano avanzando su Costantinopoli e già si discuteva · della divisione delle spoglie di guerra. La Serbia aveva incorso l'ostilità dell'Austria- Ungheria col domandar l'Albania e i porti adriatici, e l'Austria– Ungheria aveva rifiutato d'acceòere, allegando cthe attraverso la Serbia l'influenza russa anelava al– l'Adriatico. Ed al rifiuto era seguita la mobilita– zione dell'esercito. Sir Edward Gr_ey, prevedendo che una guerra austro-russa avrebbe significato un attacco della Germania alla Francia, diede a ciuesta la garanzia di CLlÌ sopra contro un tale attacco e, nella Conferenza di Londra, il dicem– bre 1912, eliminava la radice della controversi'a austro-serba, con l'ottenere che la Serbia avesse bensì accesso commerciale all'Adriatico, ma non vi avesse un porto. E, il 7 aprile 1913, il Cancel– celliere tedesco, in un discorso al Reichslag, ren– deva omaggio a Sir Edward Grey per l'abilità straor– dinaria con la qul'l,le,conciliando acute divergenze, aveva preservata la pace d'Europa. E' un fatto de– gno di nota che gli avvisi di mobilitazione tede– schi del 1814 portano la data del 1912, col 2 cor– retto in 4 a matita! E oosì anco una volta l'intesa anglo-francese s'era rassodata in forte amicizia. Senonchè tutto il nuovo assetto balcanico s'era costituito a dispetto degli sforzi e delle aspirazioni austro-tedesche; e s'era costituito nel mentre la Russia stava rapidamente riavendosi dalle conse– guenze deila guerra russo-giapponese e preparan– dosi a non soggiacere a un altro itltimatwn come quello del-1912. Tra pochi anni la Russia sarebbe stata militarmente invincibile, dato il rapido au– mento della sua popolazione: 40 milioni in venti anni. Di qui l'imposta straordinaria di guerra cui ricorse la Germania; in nessun )uogo come alla Wilhelmstrasse si era convinti che l'estremo limite dell'imposta per gli armamenti era stato raggiunto e che l'alternativa era tra la sconfitta pacifica, finanziaria e demografica, da un lato, e il rischio d'una vittoria militare. Non si attendeva che il pretesto: e questo fu dato dalle revolverate di Sarajevo. Chiunque scorra i documenti dAl Libro Bianco inglese (illiscellaneous, N. G, 1914), specie il telegramma N.•32, e il secondo Libro Bianco (N. 10), nonchè il Libro Giallo russo, dev'essere ben cieco se non s'accorge che la nota austro– serba fu fin dall'ini;,;io nota a Berlino, e concor– data in guisa, che non potesse essere accolta dalla Serbia. Gli ultimi due documenti ricordati mo– strano anzi che un accordo austro-russo era già in vista (30 luglio) quando, il 31 luglio, gli ulti– matwn germanici alla Russia e alla Francia tron– carnno ogni trattativa. L'Austria stava per cedere quando la Germania, per aver tutto per sè il merito d'un'eventuale vittoria nel caso che i suoi ultimatum fossero accolti, come speravasi, lanciò i suoi fulmini. L'Austria così, pur avendo una gravissima responsabilità, fu essa medesima solo lo st_rumento della Germania, che, come mostra il succitato dispaccio N. 32 del primo Libro Bianco inglese, riteneva e Francia e Russia troppo im– preparate per la guerra e l'Inghilterra troppo estranea alla questione serba e troppo impegnata nella questione irla.nclese per non mantenersi, in ogni caso, neutrale in un conflitto europeo .. Questo dispaccio N. 32, unito al fatto che la Russia aveva già antecedentemente consigliato la Serbia a ce– dere su tutti i punti non incompatibili con la sua indipendenza nazionale, ed all'altro fatto enunciato dal Libro Bianco inglese N. 10, che un accordo austro-russo era gia in vista, dispone in modo assoluto dell'opinione di coloro che, in Ger– mania ed altrove, tendono a rendere la Russia e la Francia responsabili dE)lla catastrofe. BibliotecaGino Bianco Non ci soffermiamo a confutare coloro che vo. gliono estendere la responsabilità all'Inghilterra– Se mai, l'Inghilterra ha peccato di soverchio amore per la neutralità: il primo Libro Bianc,, contiene l'espressione, da parte degli ambasciatori di Francia -e di Russia, che la guerra sarebbe– stata evitata se fin dall'ìnizio la Gran Brettagna si fosse schierata con la Francia e la Russia; di tale opinione fu pure il rappresentante dell'Italia; e tale opinione sembra a chi scr'ive rispettabi– lissima. Circa poi il Belgio e la sua violata neutralità, è ovvio che sono almeno incoerenti quei pacifisti che protestano contro l'impresa libica perchè vio– latrice di trattati e nel medesimo tempo. vorreb– bero che l'Inghilterra si fosse limitata a prote– stare contro il disprezzo tedesco pei trattati. La Germania s'infischia altamente di trattati la cui violazione non le cagiomt altro che innocue pro– teste! Un amore della pace pronto a lasciar cal– pestare i trattati rasenta troppo la vigliaccheria perchè possa essere preso sul serio. Nè la pace è il migliore di tutti i beni, se dis• sociata dalla libertà e dalla civiltà., nè la guerra è il peggiore di tutti i mali, se è difesa del diritto. E così questo esame del conflitto, considerato anche solo nel suo aspetto diplomatico, .ci pone di fronte al fatto che la guerra del 1914 segna la llebacle di tutta una teoria politica: segna la debacle della teoria dell'equilibrio politico, della bi– lancia delle Potenze, del si vis pacem para bettum, dei gruppi opposti d'alleanza. Ed è ovvio: nessun equilibrio è possibile dove una Potenza o un gruppo di Potenze aspira a prevalere sulle altre; in simili condizioni è solo possibile una gara di armamenti militari e navali fino al punto in cui una delle due parti, per non essere sopraffatta finanziariamente, si rimette all'arbitrato della spada. Di qui l'assurdità rli tutti i recenti tenta– tivi e movimenti ideali per la riduzione degli armamenti: la teoria dell'equilibrio delle Potenze e tale riduzione si escludono vicendevolmente e la storia non sa;rà mai che un alternarsi di periodi di pace armata (ossia di guerra virtuale, di pre– parazione alla guerra) e di guerra attuale, fino a che non si sia trov_ato un modo migliore di ga– rantire la pace, che non sia quello dell'opporre cannoni a cannoni e baionette a baionette. llfa, prima di procedere a tale ricerca sarà bene non · trascurare uno sguardo sintetico alla storia della gara degli armamenti, per fissarne cronologica– mente l'iniziativa e la responsabilità e di poi, psicologicamente, i motivi e le giustificazioni. AJS°,GRLO CRESPI. CRISI, RIVOLUZIONE E ijUERRA nell''Epistolario di Marx-Engels I. Il carteggio di Marx e Engels, nel quale già vedemmo germinare o nascere il Capitali', non è meno interes– sante pei giudizii sull'azione politica. Ciò che più in essi a tutta prima colpisce è lo strnno contrasto tra il realismo, aspro e persino brutale, che serve di criterio ai due amici, derivato ùalla loro nuova concezione della storia, e la persistente illusione in cui vivono quanto alla prossimità di una rivoluzione. Lo stupore dilegua in gran parte ove si ricordi come il Manifesto dei Co– munisti sopravalutasse la I!laturità della evoluzione er.o– nomica, e quindi anche la matul"ità politica, del p1·ole– tariato, nei di versi paesi.

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