Almanacco italiano : piccola enciclopedia popolare della vita pratica - 1917

I 512 .-- ' . L'Imperatore Francesco Gi~seppe. NARRANO le o:ro:riaobe che Francesco Giu: seppe, quando, diciottenne, fu proclamato· imperatore in lnogo dell'imbelle Ferdinando, scoppiò in lacrime !1)ensando alla Jibert,à giovanile perduta ed al ·grave fardello che si caricava sulle spalle. Mai lacrim'e uscirono più giustamente da occhi umani I 11 lunghissimo regno doveva dare al giovane principe una serie spaventevole di- lutti, di dolo;i, d' augosc:e e la sua condott~" politica gli d.oveva suscitnr contro tanta ira di popoli che non si placa nèppure dinanzi al1' avello. Il tragico destino che lo fece ascendere al trono in mezzo ristrettezza di vedute che fu carattere fon. damentale della sua politica tutta racchiusa in du.e direttive: l'idea ehe soltanto la forza potesse definil:e le grandi questioni internazionali e mantener salda la potestà interiore, e la bramosia di conservare i caratteri ancora medievali della monarchia Danubiaua. Al culto per la forza brutale si dovette nel 1859 quell'ultimatum Au::;triaco al Piemonte così infausto all'impero e così ,benefico a noi, per il quale si scatenò la gner:ra fra Austria, ,, Francia e Sardegna, mentre le cose stavan per essere aggiustate e le catene di servitù dei Lombardo-Veneti i:ibadite dalla mediazione inglese. A quello stesso spirito fu dovuto il diniego opposto a Nap~leone III , uel '66, di cedere pacificamente 'il Veneto, ciò che avrebbe forse salvata. l'Austria dalla catastrofe di Sadowa, e così al'.a rivoluzione più ,asta ohe abbia minaccia-. 10, nei secoli, la dominazione 'd' Absburgo, lo fa scompurire. ora fr'a il divampare d-lla niagg;or contlagrl'lzione che la storia ricordi. Ed in queste terril;>ili vicende egli non figura come una vittima, ma come l'attore principale: l'alba del suo regno fu insanguinata dai supplizi dei generosi patrioti Ung'heresi immolati in ònta 1 alle capitolazioni più regolari, al tramonto egli compie ("On ferma mano l'atto decisivo destinato f\ far divampare la guerra Europea. Fu fatalità? Le tragiche sventure cbe si scatenarono sulla sua casa, con frequenza così terribile, nei 62. anni di L'Imperatore Francesco Ginse.J.>pe I uel 1858. I a dichiarazione di gu er-. ra alla Serbia nell'agosto 1914-, quando que~ta aveva già accettata la sostanza delle richieste Austriache, e mentre il mantenimento della pace avrebbe oonsacrato il ma.ggior trionfo diplo- 'matico .delle po te n ze ce utrali. Quell' ossessione di violenza eresse le forche di Belfiore ed'intessè prigionie, sequestri, perquisizioni così da' formare fra l'Italia e l'Austria un tale semenza,io d'.odi che soltanto ·regno, posero sul capo del Cesare canuto un'au- (Dà un quad1·0 di f:Jchrotzber·g). reola di martirio che si proiettò a poco a poco anche sugli atti del suo impero, ed egli apparve agli Ot•chi di coloro, almeno, che non avevano sentita la strettà mortale del suo pugno di ferro, come un irresponsabile tratto dal destino a subire ed a produrre, per necessità, le più grandi catastrofi: tale la leggenda formata intorno a lui in ]!'rancia, in Inghilterra e nelle stesse popolazioni tedesche e slave dell'impero. E di certo, nessuno può disconoscere le immense difficoltà fra le quali il vegliai•do ebbe a dibaLte,,rsi, posto com' eì·a, col suo impero, fra il dilagare della marea Slava ed i flutti della Germanica, segno dell'odio di Napoleone III ansioso di vendicare lo zio, e poi dei Prussiani bramosi di acquistare la supremazia sulle genti tedesche, costretto ~ lottare con- .tro i diplomatici più geniali del secolo XlX Cavour e Bismark, ed a guidare uno Stat? scosso continuamente da interni conflitti. E innegabile, però, d'altra part,e, che egli p1;ecipitò $Ovente a soluzioni disperate,- gravi e delkate situazioni, con darino inimediabile .dello Stato Austriaco e dell'umanità, per la, i secoli varranno a so1 pire. Egli tali odi non solo non si curò d'attenuare, ma sfidò con manifesto dispregio anche dopo il '66, in tempi tl' alleanza, colle persecuzioni contro· i municipi Jtaliani a lui soggetti, in tempi di- guerra, col l'esecrabile esecuzione degli irredenti ead uti prigionie,ri I L'•altra 'concezione domina pure, a volta, a volta, la politica interna ·e l'esteriore. Nega in quest'ultima la rest.it.u?✓ione del,a visita, a11'alleato a Roma in omaggio alla base _teocratica della sua monarchia ben più ch·e al papato; nega l'università a 'rrieste per punire la città delle poco oneste accoglienze fatte alla sua august.i persona, sempre ispirato dal concetto di sovranità· divina e quasi patrimoniale che gli faceva conservare con geiòsa ·cura ogni cerimo11ia di cort.e ed ogni antiquato privilegio della aristoc1 azia, sia pure sotto la veruice del suffragio universale. Certamente, non conviene disconoscere al vegliardo scomparso fra le folgori della t<?mpesta, come un re del WalballH, un' abilità non comune nella politica quotidiani1, nel sapersi et irigere fra l' armeggio tortuoso ed ine9-u:eto dei partiti nazionali e delle caBibliotecaGino Bianco · . '

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