Gaetano Salvemini - Scritti vari (1900-1957)

La pelle di zignno ricale di predicare le dottrine del clericalismo, anzi ci prendeva gusto a vedergliele predicare e a riderci su. Era monarchico e conservatore, ma lasciava cantare i repubblicani e gli anarchici. Era individualista, ma sopportava pazientemente la molestia dei socialisti, e magari arrivava a dire: "Oggi siamo tutti socialisti." Quando la paura dei "sovversivi" (e ne avevano piu che questi poveracci meritassero) lo spingeva a stati di assedio, condanne al carcere o al domicilio coatto, sentiva vergogna di quel che faceva; e appena poteva dare qualche amnistia, e ritornare alla normalità, tirava un sospirone di sollievo e si metteva l'animo in pace. Impetrava l'alleanza elettorale dei clericali contro i "sovversivi," ma non si sarebbe mai sognato di sopprimere le libertà politiche dei "sovversivi," come i clericali avrebbero fatto, se avessero potuto, non solo coi sovversivi, ma con gli stessi liberali. La libertà (diceva il liberale di allora) è con1e la lancia di Achille: ferisce e risana. "Malo periculosam libertatem," ripeteva con Tacito. Motivo per cui noi ci denomineremmo volentieri "liberali." Ma la parola si è cosf debosciata nel secolo in cui respiriamo, che ci vuole oggi uno stomaco di struzzo per dirsi "liberale." Il liberalismo classico - quello, per intenderci, di un Cavour o di un John Stuart Mill -, piu che un partito, è ormai uno stato d'animo, che si può trovare ovunque viva un uomo civile in qualunque partito. E molto spesso, fra quelli che rivendicano il monopolio della etichetta liberale, il medesimo individuo è liberale in un momento -su una data questione, e totalitario subito dopo su un'altra. Ne consegue che a chiamarvi liberale correte il rischio di vedervi confuso con certa gente, con cui non vorreste avere nulla da fare neanche se il loro aiuto dovesse scamparvi dalla morte. Ci denomineremmo anche "democratici," dato che la libertà "signorile" come la chiamava Benedetto Croce, cioè riservata alle classi danarose e colte (e incolte purché danarose), intendiamo estenderla agli uomini e donne di tutte le classi sociali. Ma anche la parola ~'democratico" si è debosciata: non meno e forse piu che la parola "liberale." Ci chiameremmo socialisti o socialdemocratici, dato che ameremmo lavorare alla costruzione di un assetto sociale, nel quale i diritti di libertà siano integrati da un minimo di benessere e di sicurezza per tutti, senza il quale minimo, né può sorgere il desiderio della libertà, né i diritti di libertà possono essere di regola praticati. Tanto per - evitare equivoci, il nostro socialismo si apparenta piu con quello di Jaurès, dei laboristi inglesi, dei riformisti italiani alla Turati, alla Bissolati e alla Battisti, che con quello degli arcivescovi, vescovi, parroci e sacrestani della Chiesa stalinista. Ma questo socialismo (o socialdemocrazia) si è andato anche esso progressivamente cosi: discreditando, che, oggi, dirsi socialista o socialdemocratico, specialmente dopo le esperienze di questi ultimi tempi, è come buttarsi giu dalla Rupe Tarpeia. Ci denomineremmo anche repubblicani, dato che Vittorio Emanuele III in venti anni di complicità con Mussolini ci rese repubblicani militanti (le repubbliche non nacquero mai dalle virtu o dalla sapienza dei repubbli8H Bibloteca Gino Bianco

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