Il mercato delle vacche non esistesse una "comunità di intenti programmatici immediati o a breve scadenza"; "Non bastano le posizioni negative, le posizioni di mera difesa: occorre passare all'azione positiva, alla fase di affermazione e di costruzione." Il 25 giugno anche il segretario del Partito repubblicano, Oronzo Reale, affermò la necessità di un "programma di lavoro, per un certo periodo di tempo." E poche settimane dopo, il 18 luglio, l'esecutivo del Partito repubblicano affermò unanime che "ogni problema inerente ai sistemi elettorali può essere risolto solo sulla base di una chiara ed impegnativa intesa politica da raggiungere in via preliminare." Pochi giorni dopo, il Villabruna propose che "le trattative a quattro" vertessero "non solo e non tanto sulla legge elettorale, ma su un programma comune di attività prima e dopo le elezioni" (Il Popolo di Roma, 31 luglio). A siffatto dialogo fra liberali e repubblicani non parteciparono né la Democrazia cristiana né i socialdemocratici. Anche su questo punto Panfilo Gentile ha spiegato chiaro di che si tratta. C'è chi giudica meglio rinviare questa intesa programmatica a dopo le elezioni. C'è chi invece, e noi siamo tra questi, preferirebbe un'intesa preventiva. Si allega che una formulazione programmatica comune incontrerebbe molte difficoltà e imporrebbe trattative e discussioni, per le quali manca il tempo. Al nostro abituale pessimismo sembra che dentro codesti pretesti sia un motivo piu sostanziale, ed è che tutti i partiti, repubblicano eccettuato, vogliono fare il solito gioco di furberia, immutabile caratteristica della nostra vita pubblica. Il gioco del caso in esame è duplice. Si pensa prima di tutto al corpo elettorale. La mancanza di formulazione programmatica comune lascia ad ogni partito la libertà di caratterizzarsi piu enfaticamente, e quindi la speranza di raccogliere piu voti. I socialdemocratici potranno fare piu socialismo, i liberali piu liberalismo, la Democrazia cristiana piu confessionalismo. Nessuno vuol fissare in anticipo il prezzo della collaborazione, pensando di poterne chiedere uno piu caro dopo le elezioni. Il calcolo, però, a nostro avviso, giova piu sicuramente alla Democrazia cristiana, che, libera da impegni, avrà in mano piu carte, per le ambizioni dei partiti minori, di quelle che staranno nelle mani dei partiti minori per porre condizioni alla Democrazia cristiana. È lecito dubitare dell'avvedutezza dei partiti minori nel giocare al rialzo sul quale si accingono a puntare. G~ntile sospetta che la decisione sia già "pregiudicata," che cioè i partiti laici si siano già adattati a funzionare da tappeto, su cui la Democrazia cristiana possa incedere senza ostacoli. È assai probabile che dia nel segno. I socialdemocratici. Infatti, il gioco di Romita è ormai chiaro. Il 9 settembre siamo stati informati che ha detto, nell'esecutivo del suo partito, che "pure di ottenere un successo" sul modo di cucinare i resti regionali e i resti nazionali, "sarebbe opportuno cedere su altri, come per esempio su quello della trattazione di un preciso programma di Governo prima ancora che si fac805 Bibloteca Gino Bianco
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