Gaetano Salvemini - Scritti vari (1900-1957)

Censura e sovvenzioni pegnativa quegli articoli, che nel 1848 avevano garantito ai sudditi i diritti di libertà. Quegli articoli, tutto compreso, non avevano impedito in Italia, dal 1848 in poi, una evoluzione politica in senso democratico. Invece i deputati alla Costituente affidarono a un piccolo gruppo di "esperti" (molti fra i quali non meno innocenti di tutti gli altri) la cura di costruire un castello in aria, chiamato Costituzione, senza nes;sun addentellato con la realtà di ogni giorno, o (passando ad un'altra immagine) di elaborare un budello come quelli delle mortadelle di Bologna, in cui ogni costituente ficcava tutto ciò che gli saltava in testa: dalla protezione del paesaggio al concordato, dal diritto di non rimanere disoccupato a quello di non essere bastonato dalla propria moglie, e cosf di seguito. Intanto tutta la legislazione fascista rimaneva intatta, pronta ad esser tirata fuori dai vecchi armadi, non appena la macchina dell'amministrazione fosse stata ricostruita. Qualunque Governo totalitario sorga domani (neofascista o clericale o comunista o combinazione fra due di quelle forme o tutte e tre) non avrà bisogno di elaborare nessuna nuova legislazione. La troverà sempre bella e fatta con una tradizione giuridica, che, secondo gli stessi luminari dell'antifascismo, non fu mai interrotta. Gli italiani vivono oggi in stato di libertà provvisoria. Nel 1943 esisteva in Italia un Ministero della cultura popolare, comunemente conosciuto sotto l'abbreviazione "Minculpop," il quale sorvegliava 4i stampa, la radio e gli spettacoli. Era, come dice il Brancati, il Ministero della stupidità. È probabile che pochi italiani abbiano letto mai le istruzioni date dal "Minculpop" ai giornalisti del tempo fascista. Tutto compreso, è meglio andare a fare il tifoso in una partita di calcio che informarsi dei metodi, con cui il regime dell'Uomo della Provvidenza che aveva sempre ragione tentò di rimbecillire il popolo italiano, imbottendogli il cranio con le piu idiote informazioni o vuotandoglielo coi piu scemi divieti. Ma, se c'è a questo mondo chi vuol farsi cattivo sangue, ammiri alcuni documenti di quella stupidità nel libro del Brancati (pp. 16-22). Una documentazione completa si trova in F. Flora, Stampa dell'èra fascista (Mondadori, Roma 1945). La censura sulla stampa è caduta in disuso; badiamo però bene: la legge fascista è sempre H, agli ordini di chi si metta a tirar le redini, invece di lasciarle penzolare. Del resto, la censura preventiva è stata ristabilita per legge col pretesto di proteggere dalla stampa oscena i minorenni che non abbiano piu di ottant'anni. Non è stata invece mai abolita, ed oggi imperversa come prima, peggio di prima, la censura teatrale. Essa viene esercitata da un "Sottosegretariato per lo spettacolo e informazioni" connesso alla presidenza del Consiglio. Le stesse persone che manovravano una volta il "Minculpop," manovrano oggi quel Sottosegretariato. La Radio, o RAI, è stata distaccata dal nuovo "Minculpop," ed è diretta da un signore che, mi dicono, faceva anche lui parte, una volta, del "Minculpop." La domenica 20 aprile 1952, col pretesto di fare indo791 Bibloteca Gino Bianco

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