Censura e sovvenzioni La censura, di cui Vitaliano Brancati ci racconta vita, morte e miraJ coli, nel libro Rùorno alla censura (Laterza, Bari 1952) è specialmente la censura teatrale. Si può obiettare al titolo. Non si tratta di una censura che sia stata· abolita ed ora ritorni. Non era stata mai abolita, ma era rimasta ibernante, finché il regime democratico-cristiano le ha consentito di risvegliarsi e nprendere l'attività che le era consueta. I fascisti gridavano a squarciagola che la marcia su Roma era stata una delle piu grandi rivoluzioni che avessero mai avuto luogo nella storia; quella rivoluzione aveva rotto ogni continuità giuridica fra il regime prefascista e il regime fascista; per conseguenza la legislazione tradizionale doveva essere considerata come non esistente, ogni volta che cos{ decidesse l'Uomo della Provvidenza che aveva sempre ragione. Quelli fra gli antifascisti che non passarono armi e bagaglio nel campo dei vincitori proclamavano, dopo il colpo di Stato del 3 gennaio 1925, che quel colpo di Stato aveva spezzato ogni continuità giuridica fra il regime prefascista ed il regime fascista; perciò tutto quanto era legiferato dopo quella data era illegale e non impegnava a nulla gli italiani. Bonomi, diventato Primo ministro nel regime postfascista (giugno del 1944), rivoltò disinvoltamente le maniche alla sua giacchetta, e dichiarò che il regime di cui il Comitato di liberazione nazionale di Roma gli aveva affidato il deposito era la continuazione giuridica del regime fascista. Il regime postfascista, pertanto, ne accettava la eredità. Nessun Comitato di liberazione nazionale, né in Roma, né fuori di Roma, e nessuno dei ministri con portafoglio e senza portafoglio che facevano corona a Bonomi obiettò a quella dichiarazione. E nessuno dei Governi succeduti a quello di Bonomi disdisse mai quella dichiarazione. I deputati alla Costituente del 1946, se non fossero stati in grande maggioranza innocenti, manovrati da una minoranza che sapeva quel che voleva, si sarebbero divisi in commissioni, ognuna delle quali avrebbe preso in esame un dato settore della legislazione fascista, e lo avrebbe epurato di tutto quanto contrastasse coi principii elementari di un regime libero. E solo dopo aver compiuto questo lavoro di spazzatura, i deputati sarebbero passati a formulare la Costituzione della repubblica. Per fare questo, sarebbe bastato che allora avessero preso la Costituzione del 1848, vi avessero soppresso tutti gli articoli che garantivano i diritti del re contro quelli dei sudditi, vi avessero rielaborato quelli che riguardavano la organizzazione dei poteri pubblici, e avessero formulato in forma piu im1 Da "Il Mondo," 24 maggio 1952, a firma "Gaetano Salvemini." Riprodotto in Italia scombinata, cit., pp. 146-150. [N.d.C.] 790 BiblotecaGino Bianco
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