Italia scombinata senza manifesti murali, senza megafoni ambulanti o fissi, con pochi manifestini a mano, raggranellò ottomila voti, tanti da togliere la vittoria ai comunisti, e tanti da poter minacciare i democristiani di allearsi con i loro avversari e cosf metterli in minoranza. Se i socialisti saragattiani, i repubblicani e i liberali si fossero associati con quei socialisti, che non vollero imparentarsi con nessuno, la vittoria sarebbe toccata quasi certamente ai comunisti: e non sarebbe stata la fine del mondo, come non era stata la fine del mondo la vittoria comunista nelle elezioni amministra-. tive precedenti. In Firenze si sarebbe affermata con maggiore evidenza una "terza forza,,, capace di fare da ago della bilancia fra il professor Gedda e Togliatti. Ma chi si agganciò alla Democrazia cristiana portò con poca spesa a salvamento i propri candidati. Prima vivere e poi filosofare. Questo argomento delle mostruose spese elettorali dovrebbe preoccupare in Italia chiunque sia arrivato a capire che la democrazia non si riduce a mettere un pezzo di carta in un'urna ogni tanti anni. Non sono serie le lotte elettorali nelle quali il cittadino che pensa con la propria testa non ha speranza di far sentire il peso della propria intelligenza e della propria volontà sul resultato finale, ma è schiacciato dalla forza del denaro, poco importa se democristo o comunista, se italiano, o americano, o russo, se fornito dalla Confederazione del lavoro, dalla Confederazione dell'industria o dall'Azione cattolica. Le spese elettorali enormi riducono le elezioni a sopraffazioni di blocchi ciecamente e brutalmente totalitari. Chi concede i finanziamenti impone anche i candidati, o almeno i candidati chiave, e a festa finita detta la legge ai candidati chiave e alle loro comparse. Dazi doganali, premi di esportazione, commesse statali, crediti di favore, prestiti negoziati all'estero, assegnazioni di materie prime scarse, concordati in via amministrativa per· danni di guerra, transazioni in liti tra i privati e lo Stato, accomodamenti su gli imponibili delle imposte dirette, abbuoni per tributi non pagati, sono infiniti i casi in cui il deputato eletto a suon di miliardi ... non suoi, ha da dire la sua parola, e la dice con l'appoggio del giornale, che costa a chi di ragione quanto una lotta elettorale permanente. -Per ogni cento milioni... altrui, che un partito spende nei giornali e nelle lotte elettorali, molte piu centinaia di milioni, anzi addirittura miliardi escono dalle casse dello Stato, o non vi entrano come dovrebbero: servono a compensare i generosi finanziatori e gli intermediari che mantengono i collegamenti fra gli affaristi e i pubblici uffici e i funzionari di cui è indispensabile il benestare. Quando poi uno che ha in qualsiasi modo collaborato al finanziamento del partito con quei cento milioni, muove un passo falso e mostra la coda di paglia, un esercito di guerrieri si fa avanti a sostenerlo per timore di essere compromessi nella sua caduta. In conseguenza, non c'è paltoniere che non possa contare sulla solidarietà anche di chi si è interessato al finanziamento dei giornali e dei partiti. E chi promuove quei finanziamenti non sempre è un uomo disonesto, ma 786 BiblotecaGino.Bianco
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