Miliardi elettorali1 Nella primavera dell'anno scorso, assistendo alle el€zioni ammm1strative di Firenze, mi domandai se i fiorentini (tanto famosi per il foro scanzonato scetticismo quanto per le loro abitudini parsimoniose) fossero per caso diventati tutti matti. Le facciate delle case erano deturpate da migliaia e migliaia di manifesti elettorali, ognuno dei quali doveva costare un occhio della testa: "Firenze tappezzata con biglietti da mille," scrisse Piero Calamandrei sul Ponte. Uno sperpero folle di centinaia di ·milioni, forse di qualche miliardo. E come se quella alluvione di carta stampata non bastasse, automobili con altoparlanti per le strade ad erudire l'elettore dalla mattina alla sera, sui meriti di una lista e i demeriti· di un'altra. In· una piazza, vicino a casa mia, avevano impiantato un altoparlante, che dalle dieci di mattina alle quattro del pomeriggio raccontava la storia universale del passato, del presente e del futuro. Quel maledetto frastuono entrava, per la finestra aperta, nella mia stanza, e mi impediva di lavorare. Una °battuta sp1ntosa, di cui ebbi notizia in quei giorni, attenuò il mio tedio e rianimò la mia fiducia nel buon senso fiorentino. Una prosperosa ragazza del popolo procedeva, col petto in fuori: incessu patuit dea. Dinanzi a quel davanzale, uno spazzaturaio, ammirato, le chiese: "Ma che fa sul serio, o è propaganda elettorale? " Siffatta domanda potrebbe indurci a credere che tutto quel baccano elettorale non servisse a niente. Sarebbe un errore. Se in una folla tutti si alzano sulla punta dei piedi, nessuno vede piu di prima. Ma se una parte resta con le piante per terra, l'altra vede meglio. In quella campagna elettorale gli uni cercavano di sopraffare gli altri, facendo piu baccano degli altri. Se un solo partito avesse fatto rumore, gli elettori degli altri partiti si sarebbero scoraggiati e sarebbero rimasti a casa ("chi te lo fa fare? "), e magan , sarebbero andati ad ingrossare le file del vincitore senza concorrenti (si prova sempre un certo gusto a trovarsi fra i vincitori, anche se non si ha- nessuno scopo per vincere). Il guaio è che, mentre i pescecani imbrattano lo spazio visibile sulle mura e frastuonano le teste con gli altoparlanti, i pesciolini sono schiacciati dalla valanga. Sono come quei meschini che, nella folla, debbono rimaner con le piante per terra, mentre gli altri si levano sulla punta dei piedi. Nelle elezioni amministrative di Firenze fra i due grossi pescecani (i democristiani e i comumst1 con loro appendici) vi fu. una listerella -di socialisti (non imparentati e non compagni di viaggio con nessuno) che, 1 Da "Il Mondo," 19 aprile 1952, a firma "Gaetano Salvemini." [N.d.C.] 785 Bibloteca Gino Bianco
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