La terza via rifiuterà la tattica totalitaria dei comurustl, rifiuterà di considerarsi nemi- . co inconciliabile dei comunisti nella speranza che questi abbandoneranno, o prima o poi, la tattica totalitaria, perciò eviterà atteggiamenti che rendano piu difficile a chi va perdendo la fede nella tattica comunista di passare dal Partito comunista ad un Partito socialista democratico, che non si adatti a fare da compagno di viaggio ai comunisti. Ecco dove la opportunità di una convenzione tra i gruppi di centrosinistra e sinistra (qualcosa di simile a quanto recentemente ha proposto il segretario del Partito repubblicano, Oronzo Reale) sembra necessaria. Convenzione, non si insisterà mai abbastanza, che non deve discutere se si deve o no essere prigionieri di guerra della Democrazia cristiana, per evitare il comunismo o il fascismo o qualche altro canchero peggiore, o se il ritratto di Cavour sia piu bello che quelli di Mazzini o Marx o viceversa. La convenzione dovrebbe sostenere la necessità, nel Paese, e di fronte alla Democrazia cristiana, e cosf giustificare non solo la esistenza propria ma anche una sua eventuale alleanza con la Democrazia cristiana. Beninteso che nessuno dei gruppi confederati dovrebbe presentare ultimatum agli altri, né tutti alcun ultimatum alla Democrazia cristiana. Si dovrebbero solo cercar vie per arrivare a compromessi fra partiti e gruppi, nessuno dei quali si illude di poter conquistare il 100 per cento del potere, ma ognuno deve contentarsi di quella sola porzione congrua a cui può ragionevolmente aspirare. 'I": La ricerca di quella piattaforma concreta non dovrebbe essere fatta che sul piano nazionale. Ben poche iniziative possono prendere gli enti locali, i quali sotto la ferula dei prefetti non godono di nessuna autonomia. E anche se potessero fare a modo loro, le situazioni locali sono cosf diverse, non solo da provincia a provincia, ma anche da comune a comune nella stessa provincia, che una grande larghezza dovrebbe essere lasciata agli elementi locali perché adattino le loro tattiche alle condizioni locali. Solamente non bisogna dimenticare che le elezioni amministrative (in Italia, come in tutti i paesi di questo mondo) sono terreno di competizione anche politica. Gli "atti di fede" non si possono del tutto bandire, come non si possono del tutto bandire neanche dalle politiche. E oggi, in Italia, non sono atti di fede nazionali: sono anche, e soprattutto, atti di fede internazionali (America, Russia, Azione cattolica, democrazia, laicismo). Ne consegue che la tattica seguita nelle elezioni amministrative impegna anche per le politiche. Mettere in seconda linea gli "atti di fede" e di provvedimenti concreti immediati, su cui far una parola. accordarsi su un mm1mo . ' campagna 1n comune, e Anzitutto, gli "atti di fede" rappresentano diplomi di nobiltà i quali giustificano le pretese ai monopoli. Il repubblicano, erede di Mazzini, si sente in diritto di governare la repubblica italiana, perché Mazzini inventò la repubblica e l'unità d'Italia nel 1831. Il liberale aspira al monopolio, perché Cavour fece nel 1860-61 qualcosa di piu che inventare l'unità 783 Bibloteca Gino Bianco
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