Italia scombinata diata di qualcuno almeno fra quei provvedimenti, che sembrano richiesti dall'interesse generale del Paese, e che la Democrazia cristiana, tutta intenta finora ad applicare la tecnica delle spoglie, ha lasciato nel dimenticatoio. Non possedendo, né potendo aspirare al 100 per cento del potere, essi dovrebbero contentarsi del 1O per cento, ed anche meno. Alla sua volta la Democrazia cristiana, o meglio quella parte di essa che non ha già deciso di allearsi con i fascisti e coi monarchici, deve rendersi conto che la forza reale della Democrazia cristiana in Italia non supera quella che il Par-. tito popolare poté mobilitare nel 1919, cioè il 25 per cento, al massimo il 30 per cento, dell'elettorato. Non può dunque pretendere al 100 per cento. In altre parole, una eventuale intesa fra Democrazia cristiana e Confederazione di centro-sinistra e sinistra dovrebbe essere giustificata non solamente da un indiscriminato terrore del comunismo (o del fascismo), e meno che mai da una nuova distribuzione di automobili ministeriali, ma da accordi pubblicamente impegnativi su punti programmatici concreti. Per fissare quei punti programmatici bisogna che i capi e i seguaci dei partiti o gruppi disposti a formare la Confederazione, comincino col persuadersi che si deve andare alle elezioni non solamente per fare degli atti di fede "sub specie aeternitatis," ma soprattutto per richiamare l'attenzione degli elettori sui problemi di interesse nazionale che occorre risolvere e sui danni che bisogna evitare. Gli atti di fede, se non sono definiti con concreti piani di azione immediata, lasciano le vie aperte a tutte le peggiori manovre parlamentari. Chi, invece, s1 impegna per punti programmatici concreti, si lascia aperta la via per quelle sole iniziative parlamentari, nelle quali quegli impegni non siano traditi. Quei provvedimenti concreti ciascuno li deduce dal proprio atto di fede e non da quelli degli altri. Ma tutti, senza abdicare in nulla alle proprie tradizioni ed alle proprie credenze astratte, si impegnano ad una azione con1une. Per esempio si può affermare la necessità che l'Italia rimanga nel Patto atlantico o ne esca, senza bisogno che il liberale tolga dal suo studio il ritratto di Cavour, o il repubblicano quello di Mazzini, o il socialista quello di Marx. Occorre solo che ognuno esamini le condizioni presenti dell'Italia, dell'Europa e del mondo, e in base all'accertamento di quelle condizioni stabilisca quale politica deve adottare l'Italia. Né Cavour, né Mazzini, né Marx previdero le condizioni del 1952, e quindi i loro eredi possono accordarsi fra loro senza andare a chiedere il parere di quegli antenati. Quando l'accordo per un'azione comune debba farsi, non su atti di fede astratti, destinati a perpetuarsi nei secoli, ma per la soluzione di problemi immediati, è possibile una leale azione comune, anche fra uomini che differiscono sul res.tante 99 per cento delle loro opinioni. Per esempio, un liberale si considererà sempre un nemico inconciliabile dei comunisti, perché non accetta dei comunisti né la tattica totalitaria né l'ideale collettivista. Viceversa il socialista democratico, mentre 782 Bibloteca Gino Sianco
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