. La terza via repubblica repubblicana e anticlericale. C'erano in Francia uomm1, che, invece di mettersi servilmente in coda ai monarchici e ai preti, seppero rimanere al · loro pòsto, aspettare, prepararsi tecnicamente ai loro futuri doveri -di Governo: e, aiutati dalle bestialità dei monarchici e dei preti, vinsero. Perché non potrebbe avvenire lo stesso nella repubblica italiana? Pochi uomini colla testa sulle spalle e coi piedi per terra, che abbandonassero i perditempo ideologici, si mettessero a lavorare per far sentire al Paese la necessità di certe soluzioni concrete ai grandi problemi della vita pubblica, e sapessero aspettare, aspettare, aspettare: quei pochi uomini potrebbero fare il miracolo. ·La terza via1 Jl Partito comunista va perdendo terreno nell'Italia settentrionale e centrale,. e cerca di riacquistare nel Sud il terreno perduto nel Nord con un grande sforzo di propaganda. Ma è dubbio se otterrà i risultati che ne spera. Si ha l'impressione che, credendo di fare gli affari propri, esso faccia nel Mezzogiorno piuttosto gli affari dei neofascisti, e di quei mona~- chici che avanzano sfiatati sulle orme dei neofascisti. Non è la prima volta ·che, scuotendo dal çli dentro la povera casupola della democrazia italiana, i comunisti. ottengono di farsela cadere sulla testa, cioè secondano l'opera di c~i per opposti fini la demolisce dal di fuori. ~d ogni modo con l'Italia meridionale, oggi come- ieri, comunismo o noi:i comunismo, non si fabbrica politicamente granché. Oggi come ieri, l'Italia meridionale fornisce la. zavorra a qualunque bastimento; ma il bastimento, quale che sia, è fabbricato nel Nord. Via via che i comunisti perdono terreno nel Nord, perde terreno, e nel Nord e nel Sud, anche la Democrazia cristiana. Per spiegare questa 1 Da "Il Mondo," 15 marzo 1952, a firma "Gaetano Salvemini." Riprodotto in Italia scombinata, cit., pp. 45-54, con la nota seguente: "Tristano Codignola, esponente della sinistra democratica, nel gennaio 1952, apri sulle colonne del 'Mondo' una amichevole discussione sulla opportunità del mantenimento della proporzionale. Alla discussione fra socialisti e liberali parteciparono, allargando il tema del dibattito, Mario Zàgari, Mario Leone, Giovanni Cassandro, Leone Cattani, Gaetano Salvemini e Ugo La Malfa. La terza via rappresentò il contributo del Salvemini a quel dibattito. Nelle Lettere scarlatte del n. 17, anno IV, del 'Mondo' (26 aprile 1952) fu ospitato inoltre uno sqritto di Massimo Salvadori, che discuteva due punti dell'articolo di Salvemini: 1) il concetto di democrazia 'laica,' rifiutato dal Salvadori, il quale riaffermava la validità di una forma di democrazia senza aggettivi; 2) la necessità della formazione di un comitato di studio, composto di liberali, repubblicani e socialist•i democratici, che, integrasse· la iniziativa ·di una Confederazione delle forze 'laiche,' per elaborarne gli orientamenti· di · politica economica e definire un minimo di proposizioni programmatiche concrete." [N.d.C.] · · Bibloteca Gino Bianco
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