Italia scombinata Quali gruppi potrebbero formare una confederazione di .centro-sinistra? Il Partito socialista unitario, costituitosi a Firenze, certamente. Il Partito repubblicano, certamente. Il Partito socialista dei lavoratori italiani, diverso dal Partito unitario, certamente. Un Partito liberale di sinistra, certamente; ma ai liberali di sinistra occorrerebbe domandare parecchi chiarimenti sulle riforme immediate per cui sarebbero disposti ad impegnarsi: ché la sola laicità non può coprire tutte le necessità della vita italiana presente. E anche ad un Partito socialista, staccatosi dai socialcon-· fusionisti, si dovrebbe riconoscere il diritto ad una organizzazione a sé, se volesse conservarsi autonomo. È naturale che tutti questi partiti prima di confederarsi si dovrebbero sbarazzare dei loro "bischeri in automobile," in servizio o potenziali. Fra tutti questi partiti non ci sarebbero discussioni ideologiche. Ognuno conserverebbe le ideologie proprie e le scombicchererebbe a modo suo nei propri congressi. Le discussioni avverrebbero solamente sulle soluzioni concrete e immediate di quei problemi, dei quali si riconoscesse la gravità e l'urgenza. Ma su quelle soluzioni si impegnerebbero tutti i gruppi confederati. Sarebbe desiderabile che il comitato direttivo del Partito socialista unitario affidasse immediatamente ad una commissione di tre persone serie l'ufficio di consultare tecnici che aiutino a definire le soluzioni piu ragionevoli dei problemi nazionali piu urgenti. Tale commissione non dovrebbe dare, come Mosè dal monte Sinai, nessuna tavola di nessuna nuova legge. Dovrebbe elaborare proposte da discutere in un congresso nazionale, al quale interverrebbero delegati designati dai gruppi disposti a formare la confederazione di centro-sinistra; in esso si accerterebbe se è possibile una azione comune o almeno per quali gruppi essa è possibile. Belle idee, forse. Ma tutte le speranze fiorite in questi giorni si dissiperanno in breve, se i socialisti unitari e i loro eventuali confederati cercheranno successi elettorali immediati e ridistribuzioni di portafogli ministeriali a brevi sc'adenze, invece di dedicarsi ad un piano almeno quinquennale, di propaganda e di organizzazione nel Paese, allo scopo di •far sentire la necessità di certe soluzioni, e non di correre dietro a fate morgane parlamentari. Il punto debole delle mie... ideologie è proprio qui: fuori dei clericali e fuori dei comunisti c'è ancora in Italia troppa gente che vuole resultati immediati. "O mi fate ministro o vi faccio una rivoluzione": è un dilemma dal quale molti non sanno come uscire. Ebbene da questo dilemma bisogna uscire. E solamente un piano di soluzioni concrete e immediate per i problemi italiani vitali, dimostrando l'impossibilità di accordi o compromessi, sia coi clericali, sia coi comunisti, può rompere il circolo magico di quel dilemma. La repubblica italiana del 1946 è stata definita la repubblica monarchica dei preti. Anche la repubblica francese del 1871 fu una repubblica monarchica di preti. Ma dopo soli sette anni, nel 1878, diventò una 776 Bibloteca Gino Bianco
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