Da "L'Unità" passato - errore, finché fu compiuto per confusa v1s10ne della realtà; delitto consapevole e volontario, dopo che il ripetersi delle esperienze ha reso impossibile l'equivoco - l'errore ha consistito nel considerare come "classe lavoratrice" alcune poche decine di migliaia di operai di industrie governative o di industrie protette o di cooperative, e nel subordinare la politica socialista, che dev'essere fatta dal punto di vista della intera classe lavoratrice, ai soli bisogni e appetiti immediati di quei piccoli gruppi privilegiati. E il rimedio all'errore è uno solo: denudare i piccoli gruppi privilegiati della maschera di "classe lavoratrice" che finora ha loro servito cos1 bene; privarli della solidarietà di tutti i lavoratori non privilegiati; condurre sul terreno della lotta politica i lavoratori delle industrie libere e la massa enorme degli agricoltori che pagano le spese della collaborazione e del parassitismo capitalistico-pseudo-proletario-cooperativo-protezionista, e opporli ai vecchi gruppi borghesi e ai gruppi operai alleati con essi. In questo ci aiuterà il suffragio quasi universale. Ed ecco perché quasi tutti i deputati socialisti, servitori della vecchia oligarchia industriale e cooperatrice, che usurpava la rappresentanza e i diritti della intera classe lavoratrice, non hanno mai voluto saperne sul serio della riforma elettorale ... O complici o nemici1 Il Pensi.ero radicale di Roma si lamenta di essere boicottato dagli organi direttivi del Partito radicale. I circoli pare abbiano avuto ordine di respingere il giornale, che ha velleità antiministeriali e antiprotezioniste. Il giornale bandisce un referendum fra i candidati politici sulla questione doganale: e gl'incliti personaggi interrogati si danno l'intesa per non rispondere. Basta che qualche dissidente pubblichi un articolo critico sulla situazione perché subito i grossi giornaloni del radicalismo affarista lo accusino di essere alleato dei preti e dei conservatori. "Eppure," scrive il Pensiero rad1:cale, "abbiamo messo un bel po' d'acqua nel vino del nostro antiministerialismo, e sosteniamo tutti i nostri amici radicali dovunque siano in lotta, senza distinzioni, per amore del partito e della unità, consci· della delicatezza del momento, e della necessità di rinviare la esplosione del nostro pensiero piu schietto a dopo le elezioni generali. Nessuno ce ne tiene conto!" Già. Nessuno ve ne tiene conto. E perché i padreterni del radicalismo 1 Da "L'Unità," II, n. 36, 5 settembre 1913, a firma "L'Unità." [N.d.C.] 422 BiblotecaGino Bianco
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