Gaetano Salvemini - Scritti vari (1900-1957)

Quel che "L'Unità" non può dare e quel che vuol fare morti, che i vecchi condottieri sieno irreparabilmente discreditati e disfatti come si meritano, che le moltitudini abbiano già presa l'abitudine di combatterli come conservatori e non di affidare alle loro mani i loro destini come "rivoluzionari." E il posto dei vecchi politicanti messi a riposo è necessario che sia stato frattanto occupato da uomini nuovi, i quali sappiano quello che vogliono, e non ritornino ad impantanarsi da capo nel grossolano anticlericalismo asinino, o neUa miserabile postulazione di favori per questo o quel gruppo di proletari aspiranti non a combattere i privilegi di cui soffrono insieme con tutti i loro fratelli di fatica, ma solo a conquistare privilegi nuovi per sé a spese dei loro fratelli di fatica e a furia di ricatti pseudorivoluzionari. Il concretismo dell'Unità, amico Modugno, 2 si rivolge non a coloro che hanno ancora bisogno di orientarsi, cioè non sanno ancora se essere clericali o anarchici, nazionalisti o socialisti. Questi infelici, evidentemente, non possono sapere che farsene del nostro concretismo; e tu hai ben ragione a dire che in costoro il nostro concretismo servirebbe solo ad aumentare lo sconquasso spirituale. Il nostro giornale è fatto, invece, per coloro che hanno già scelto il loro posto di combattimento, e solo hanno bisogno di "capire sempre meglio" con quali metodi nuovi occorre in avvenire combattere per non ripetere le corbellerie dei vecchi politicanti. E forse anche a qualcuno di coloro, che come l'asino di Buridano, incerti fra due fasci di fieno, minacciano di morir di fame, il nostro piccolo giornale può essere utile. Alcuni fra costoro non meritano, in verità, i nostri sarcasmi feroci di gente che non ha tempo da perdere a consolar nevrastenici. Sono tutt'altro che infecondi sognatori d'ideali, e non pensano affatto a utilizzare le loro eterne crisi spirituali per dissimulare il loro egoismo poltrone e per criticare chiunque tenta di fare qualcosa di utile agli altri mentre essi non sono capaci del minimo sforzo disinteressato. Sono uomini sinceramente desiderosi di azione, pronti a qualunque sacrifizio, spasimanti quasi dal bisogno di darsi a una causa giusta e nobile; e soffrono acutamente dell'attuale crisi di tutti i partiti: vorrebbero trovare una schiera in cui inquadrarsi, e non ne trovano nessuna a cui offrire il loro devoto lavoro. Costoro non hanno ancora le idee chiare. Perciò non possono agire. E la loro sofferenza è il travaglio di un'anima che vuole e non può esprimersi. Ebbene a costoro noi possiamo essere utili in un modo solo: operare per conto nostro, con la maggiore chiarezza, con la maggiore logica possibile, dimostrando via via che la nostra azione è la sola conseguenza logica possibile dei nostri ideali. Cosf li aiuteremo a chiarire le loro idee con gli urti brutali e continui della nostra azione reale. Alla fine riusciranno, 2 Cfr. G. MonuGNO, Perché "L'Unità" non basta, pubblicato in "L'Unità," 2 maggio 1913. [N.d.C.] 411 Bibloteca Gino Bianco

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