Gaetano Salvemini - Scritti vari (1900-1957)

Quel che "L'Unità" non può dare e quel che vuol fare biare, controllare, e affrontare singolarmente. Sono queste talune delle cose che abbiamo da fare. Questa è l'alta missione del nuovo giorno: elevare ogni cosa, che appartiene alla nostra vita come nazione, alla luce che splende nel focolare della coscienza e della visione del diritto di tutti gli uomini. Poesia e realtà, dunque, pensiero e azione, idealismo e concretismo: tutto questo si tiene stretto insieme nello spirito di quest'uomo. Il quale appunto per questo non è un retore dell'astrattismo acchiappanuvole, e non è un burocratico del praticismo angusto. Soprattutto si sente che non sarà né un opportunista né un vile. È un uomo di fede. Con questo non è detto che riescirà a trionfare d'ogni difficoltà, a realizzare tutti i suoi ideali. Ma non si lascerà vincere senza combattere. E anche se sarà sconfitto, lascerà dietro a sé un fascio di luce: quel fascio di luce che manca agli opportunisti e ai vili, dei quali nove volte su dieci si può prevedere che vmceranno. Quel che "L'Unità" non può dare e quel che vuol f are1 No. 'L'Unità non può dare quel "mito" nuovo, di cui hanno bisogno coloro che han perduta la fede in tutti i "miti" antichi. Il "mito" deve formarsi spontaneo. Se si farà avanti un nuovo Budda, un nuovo Maometto, un nuovo Gesu Cristo, a rivelarci un "mito" nuovo, che accontenti .i nostri bisogni intellettuali e morali meglio di tutti i "miti" antichi, noi ci butteremo dietro alle nostre spalle tutta la nostra anima antica, lasceremo che egli ci spiri un'anima nuova, e lo seguiremo dov'egli vorrà. Frattanto non intendiamo, mentre la casa brucia, rimanercene inerti ad aspettare il nuovo Redentore. E cerchiamo di fare la sola cosa utile, che oggi si possa tentare. Cioè agli uomini, soprattutto ai giovani, i quali non hanno perduta la fede negli ideali della democrazia per causa della pratica democratica di quest'ultimo decennio, ma disgustati appunto di questa pratica militano di mala voglia nei vecchi partiti o riluttano ad entrarvi, e vorrebbero agire e non sanno come agire - ecco, lo ripetiamo, la sola "crisi spirituale," che siamo disposti a prendere sul serio - a questi nostri fratelli di "buona volontà democratica" noi offriamo il frutto della nostra esperienza dolorosa. E diciamo ad essi che non devono perdere la fede nei loro vecchi 1 Da "L'Unità," II, n. 18, 2 maggio 1913, a firma 11G. Saivemini." [N.d.C.] 409 Bibloteca Gino Bianco

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