L'astrattismo del concretismo --- che le formule astratte di partito nelle quali ammantarsi, - sono concetti che L'Unità ha predicato si può dire dal giorno in cui è sorta. E ha denunciato senza tregua la vanità e la insincerità, tanto delle vecchie ideologie popolariste bloccarde e confusionarie, quanto il bizantinismo delle suddivisioni tra rivoluzionari, riformisti sinistri, riformisti destri, in cui si esaurisce tutta la non attività pratica del Partito socialista. Questa campagna unitaria non è caduta nel vuoto. E ormai molti dei nostri concetti cominciano a far capolino qua e là sulle colonne di vari giornali. E, com'è naturale, cominciano anche a venir fraintesi e travisati. Il Secolo del 22 gennaio [1913], per esempio, pubblica al posto d'onore un articolo, nel quale si afferma la necessità della concentrazione dei partiti democratici per una politica radicale di grandi riforme concrete, salvo a pensare con comodo e a miglior tempo alle divisioni nette e rigide ed accademiche fra i singoli partiti democratici. Ma quali riiforme concrete? Qui sta il busillis. Il fatto che quest'articolo sia pubblicato proprio sul Secolo, giornale sul quale l'imminenza delle elezioni politiche rinfocola fino al parossismo i tradizionali ardori bloccardi,2 ci rende molto diffidenti, e ci fa temere che sotto le parole risonanti d'entusiasmo per le riforme concrete e di disprezzo per l'accademismo politico che porta alle divisioni nette e rigide dei partiti, si nasconda un nuovo tentativo di rialzare sotto mentite spoglie il vecchio blocchismo discreditato. Il ~ecolo dice che per le divisioni nette e rigide, per gli sfoghi retorici, ci sarà sempre tempo. - Quando? dopo aver fatto i blocchi per le imminenti elezioni politiche? (Passata la festa, gabbato lo santo!) Predicare riforme concrete è oggi un dovere di onestà politica; irridere le divisioni di partito quando, come nel caso di tutti i partiti attuali, siffatte divisioni non rispondono a nessuna differenza d'azione o servono solo a dissimulare meschine gare personali e a rifriggere con droghe diverse le medesime sostanze stantie, è piu che giusto. Ma quando si parla di rii orme concrete non si deve dimenticare che il primo passo è proprio quello di dire, di dire chiaramente, quali sono queste riforme concrete. Non si deve soprattutto dimenticare che quelle riforme veramente concrete, di cui oggi l'Italia ha bisogno, devono fatalmente danneggiare gran numero d'interessi e di persone militanti in tutti i partiti compresi i partiti cosf detti democratici. Quelle riforme non possono quindi venire propugnate, per il momento, che da piccole minoranze audaci, da piccoli gruppi d'avanguardia; e basterà presentarle e propugnarle sul serio, perché questo solo fatto determinerà profonde e inconciliabili divisioni tra chi sarà favorevole e chi sarà contrario ad esse. Queste divisioni scompagineranno quasi fatalmente ii quadri dei vecchi 2 Il "Secolo," giornale radicale, aveva proposto che si rinnovasse, in vista delle prossime elezioni, il "blocco" o l'alleanza dei partiti democratici: radicale, repubblicano, socialista. 403 Bibloteca Gino Bianco
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