I Un programma inutile approvato dal Comitato centrale provvisorio," e destinato ad essere discusso ed "avere la definitiva sanzione nel Congresso nazionale di novembre." Da questo programma apprendiamo che, a promuovere la società senza classi, è necessaria la organizzazione economica e politica della classe lavoratrice; che il "Nuovo Partito" si propone la conquista dei pubblici poteri ed è disposto ad allearsi con gli altri partiti democratici e finanche a salire il calvario del Governo per attuare le riforme, e le riforme devono essere attuabili e di immediata utilità alla classe lavoratrice e nello stesso tempo dirette a sollecitare la trasformazione sociale. Parole, parole, parole. Sono dodici anni, che l'onorevole Bonon1i e i suoi compagni riformisti elaborano e rielaborano e perfezionano e raffinano e pubblicano le edizioni del loro simbolo: e ripetono che bisogna fare la riforme, e bisogna allearsi ed essere ministri se occorre, e le riforme devono rispondere a certi requisiti, e senza quei requisiti non sono riforme, e le riforme consistono nei requisiti; e gira la rota, e la rota sempre gira; e bisogna fare le riforme, e bisogna allearsi ed essere ministri se occorre, e le riforme ... Sono dodici anni: e il genere umano non è riescito ancora a sapere quali riforme concrete immedi'ate l'onorevole Bonomi e i suoi seguaci intendono conquistare una buona volta mediante i blocchi e mediante la scalata ai ministeri e ai sottosegretariati. Finché l'onorevole Bonomi e i suoi seguaci rimanevano nello stesso partito coi rivoluzionari, potevano spiegare il loro eterno ritorno alla sempiterna ripetizione delle eternissime astrazioni riformatorie, con la necessità di affermare, contro i continui assalti dei rivoluzionari, le basi della loro fede: sebbene il modo migliore di dimostrare la bontà pratica di questa fede e di far tacere i rivoluzionari sarebbe stato sempre quello di seguirli il meno possibile nelle discussioni astratte, e mettere avanti senz'altro un gruppo di riforme concrete veramente necessarie al Paese, e concentrare intorno ad esse le forze del partito. Ma oramai quel che è fatto è fatto ed è inutile recriminare sul passato. Oramai l'onorevole Bonomi e i suoi seguaci non hanno piu da difendere il simbolo degli apostoli riformisti contro gli attentati degli eterni rivoluzionari. Il "Nuovo Partito" è riformista per definizione. E, costituitosi in perfetta omogeneità per la conquista delle riforme, avrebbe il dovere di dichiarare una buona volta in termini concreti e precisi quali riforme vuole oggi, in Italia, abbandonando le discussioni e passando all'azione, chiudendo la prefazione e cominciando a scrivere il libro del riformismo. Invece, l'onorevole Bonomi e i suoi seguaci ritornano a rifriggerci, per la ennesima volta, una nuova edizione della prefazione che non fi- . . msce mai. italiano nel 1912, diede vita alla nuova formazione socialista riformista. Presidente del Consiglio nel 1921-1922 e poi dal 9 giugno 1944 al 12 giugno 1945,' fu presidente del Senato dal 1948 alla morte. [N.d.C.] 399· Bibloteca Gino Bianco
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