Gaetano Salvemini - Scritti vari (1900-1957)

Clze cosa vogliamo? questi problemi cercheremo le soluzioni, all'infuori dei pregiudizi e degl'interessi degli attuali partiti, che ci sembrano ridotti tutti alla incapacità di elevarsi al di Mpra _dei piccoli legami di consorteria e di setta; e ci sforzeremo di diffondere nel paese la convinzione della necessità e della urgenza di quelle soluzioni. Ma sarebbe stato questo un "programma" chiaro e concreto, o una semplice promessa teorica, la quale sarebbe valsa solo quel tanto che varrà l'adempimento effettivo di essa? Il nostro "programma," di fronte alla Questione di Tripoli, si può riassumere in poche parole: Smontare le falsificazioni e le mistificazioni, con cui la stampa quotidiana e la propaganda nazionalista han fatto e fanno tuttora credere che vi sono in Tripolitania ricchezze favolose pronte a caderci in mano non appena la conquista dell'intero paese sia ultimata; ridurre per quanto è possibile i danni economici, che saranno enormi, dell'impresa; utilizzarne nel miglior modo possibile i vantaggi morali; segnalarne i pericoli internazionali, e spiegare la necessità che a questi sia ovviato con una rapida pace, la quale consenta la immediata ripresa di utili relazioni fra noi e gli stati balcanici. Il nostro "programma" di fronte al problema del rinnovamento della Triplice, è il seguente: L'Italia deve astenersi dal partecipare ad ogni alleanza di carattere aggressivo; deve scegliere fra le varie alleanze, che le si offrono, quella che la garantisca meglio contro ogni ulteriore espansione politica dell'Austria nella penisola balcanica e nell'Adriatico, e che le permetta di aumentare meno che sia possibile il peso delle proprie spese militari; deve rendersi conto del diritto che essa ha, in grazia della sua forza (non assoluta, ma relativa), di essere accolta in qualunque sistema di alleanze come una eguale, e non come una serva. Ma queste poche parole, e quelle altre che avremmo potuto scrivere in un "programma" per .fissare la nostra posizione di fronte ai vari problemi della vita italiana: doganali, tributari, scolastici, ecclesiastici, amministrativi, e sòprattutto di fronte al problema meridionale, che intendiamo esaminare - quelle poche parole da sé sole non avrebbero detto nulla. Chi le avesse lette in un "programma" pubblicato nel primo numero del giornale, ne avrebbe saputo sempre assai poco del nostro "programma," pur illudendosi di saperla lunga assai. Le poche parole, che abbiamo or ora scritte sul nostro "programma" tripolino, solo oggi, dopo parecchi numeri del nostro giornale, possono avere per i nostri lettori un significato abbastanza chiaro. Perché le idee in esse riassunte le abbiamo settimana per settimana sviluppate, dimostrate, chiarite, documentate, smontando la falsificazione del carteggio Rohlfs-CrispiCamperio,2 spiegando la fatuità cervellotica delle notizie sulle ricchezze del 2 Falso carteggio, pubblicato nei numeri 13, 17 e 24 settembre 1911 della "Ragione," che sarebbe intervenuto, durante il secondo semestre del 1894 e i primi mesi del 1895 tra il famoso esploratore Gerardo Rohlfs, Francesco Crispi, allora presidente del Consiglio, e il capitano Manfredo Camperio, che avrebbe fatto da tramite fra i due. Risultava da esso, per quanto riguardava Rohlfs, la feracità e la ricchezza della Libia, e, per quanto riguardava Crispi, la volontà di preparare l'opinione pubblica alla sua conquista. Vedi G. SALVEMINI, Opere, III, voi. I, pp. 117-129, 199-205, 215-220,. 225-228. [N.d.C.] 383 BiblotecaGino Bianco

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