Gaetano Salvemini - Scritti vari (1900-1957)

Da "L'Unità" piamo. La guerra rende, piu o meno, tutti perversi, coloro che non fanno la guerra, e che parlano di stragi e di macelli riscaldandosi i piedi al camrnetto. Ma, se non vogliamo rispettare le ragioni dell'umanità, teniamo calcolo, almeno, dei nostri veri interessi. Che cosa sarà domani, nelle lotte interne, questo nostro Paese, se giornalisti e cinematografai e fotografi e altra simile genfa continuano ad educarlo, con cosf sistematica suggestione scritta e figurata, alla bestialità e alla perversità; se la violenza, che si deve accettare quando è necessaria nei soli limiti della necessità, viene glorificata per se stessa, senza restrizione di sorta, anzi viene glorificata quanto meno è limitata e necessaria, e quanto piu è perversa e bestiale? A guerra finita, i contrasti interni fra le classi riprenderanno il loro fatale andare. Se questa feroce psicologia guerresca si sarà frattanto consolidata nello spirito d'Italia, chi impedirà a questa stolta ferocia di avvelenare· anche le nostre lotte civili? E che cosa ci guadagnerà la compattezza nostra nazionale? Che cosa vogliamo?1 I Si può fare un "programma?" L'Unità è uscita circa tre mesi or sono senza programma. Il programma di un giornale - diceva Ruggero Bonghi - è "cosa . d ,, promessa pnma e non mantenuta opo. E non abbiamo voluto prometter nulla al gran pubblico, che non ha nessun obbligo di credere alle nostre promesse. Noi facciamo il giornale; chi ci conosce, non ha bisogno di programma; chi non ci conosce, legga il giornale, e vedrà di settimana in settimana svilupparsi il nostro programma. Volendo riassumere in poche parole il nostro "programma," noi avremmo potuto dire: Noi non pretendiamo di rinnovare la faccia della terra; noi non portiamo in tasca la panacea per rifare l'umanità e per guarire tutti i mali; noi vogliamo semplicemente richiamare l'attenzione degl'italiani su alcuni determinati problemi, che reputiamo, sopra tutti gli altri, gravi, per il nostro paese; problemi che i politicanti della democrazia hanno dimenticato o - peggio ancora - rifiutano di prendere in esame. Di 1 Da "L'Unità," I, n. 13, 9 marzo 1912 e n. 14, 16 marzo 1912, a firma "L'Unità." [N.d.C.] 382 BiblotecaGino Biànco

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