B èr beri d'Italia1 Se continuiamo di questo passo, presto non sarà l'Italia, che incivilirà la Tripolitania, ma la Tripolitania, che imbarbarirà l'Italia. Graecia capta f erum victorem cepit. Siamo arrivati sui maggiori giornali nostri già all'apologia e alla glorificazione della forca! Il solo Barzini ha saputo tenersi nei limiti della realtà, e insieme della umanità, quando ha scritto che farsi temere non basta, se la nostra giustizia deve apparire capricciosa, o subordinata alle rappresaglie dei cosi'.detti "amici," che ci offrono laggiu i loro servizi di interpreti, di consiglieri, di denunciatori a danno dei loro conterranei. E coi giornali fanno il paio i cinematografi. In un cinematografo di Firenze abbiamo visto passare, a educazione dei nostri studenti secondari, un corteo chiuso e sprezzante di condannati a morte: s'intende "traditori e ribelli"; e un caporale, che li conduce, volge il pollice addietro, additando le vittime all'operatore con gesto di disprezzo e vendetta. Latin sangue gentile? Il popolino, che non si può pagare neanche il cinematografo, è educato poi dalle vetrine di cartolai. In una strada centralissima di Firenze un cartolaio tiene esposta una fotografia al platino con un lugubre pergolato di quattordici impiccati. Furono in 14, cioè 9 + 3 + 1 [sic], gl'impiccati anche in un certo processo di Mantova! Che se a queste suggestioni educative noi aggiungiamo anche i racconti dati dai giornali di processi tripolini, con testimoni, che non ci sono, interpreti, che non capiscono, difensori, che chiedono in ipotesi subordinata... la pena di morte - noi non sappiamo piu dove ci fermeremo in questa orribile suggestione di barbarie. Parlar di barbarie o di umanità, oggi, in Italia, è inutile. Lo sap1 Da "L'Unità," I, n. 10, 17 febbraio 1912, senza firma. Già sul n. 6 del 20 gennaio 1912, G. S., in una nota siglata dal titolo Speriamo che non sia vero, dopo avere riportato, da giornali de11'8 e 9 gennaio, la notizia dell'impiccagione, avvenuta a Dema, di alcuni arabi, fra cui un ragazzo fra i 16 e i 17 anni, aveva cosi commentato: "La guerra non è una partita a scacchi. E presenta penose necessità a cui dobbiamo inchinarci in silenzio. Ma nessuno ci convincerà mai che sia necessità di guerra impiccare a sangue freddo i ragazzi. E quel ragazzo, fra i sedici e i diciassette anni, che procede calmissimo, sorridente, quasi sprezzante verso la forca, io l'ho sempre innanzi agli occhi, e ·vorrei non veder,~o per l'onore d'Italia. [N.d.C.] 381 Bibloteca Gino Bianco
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