Fra storia e politica petuto che il governo deve restituire ai privati le aziende che oggi gestisce, se possono essere condotte dai privati liberamente, sotto la loro responsabilità (imprese agricole, società cinematografiche, fabbriche per la produzione di macchine per calze, fabbriche di cioccolatini, di micromotori, ecc. ecc.); solo quelle aziende, che non sanno vivere senza i continui aiuti del governo, e non possono essere lasciate morire perché necessarie al paese, solo quelle - secondo il Rossi - devono essere assunte dallo Stato. · La burocrazia italiana è ridotta in tali condizioni di dissolvimento che c'è da sentirsi venire il freddo nella schiena a domandare che ne siano estese le funzioni. Ma la gestione governativa diretta, comunque difettosa, è sempre preferibile alla gestione degli interessi collettivi affidata alle aziende private. È del tutto futile pretendere che queste aziende private siano sorvegliate da funzionari governativi. I pretesi controllori, dato il livello a cui è scesa la competenza e la moralità della burocrazia italiana, sono immediatamente fagocitati dalle imprese che essi dovrebbero controllare. · Le magagne delle ferrovie dello Stato sono gravissime, ma molto piu gravi sono le camorre e gli sperperi delle ferrovie in concessione. E la stessa asserzione si può fare per la siderurgia, i cantieri navali, le assicurazioni, le aziende petrolifere, ecc. Se fossero completamente nazionalizzate, le aziende elettriche e telefoniche certamente non andrebbero bene; ma sarebbe un minor male in confronto alla situazione attuale. Meglio servizi pubblici amministrati direttamente da funzionari governativi, che aziende private, le quali mandano i loro uomini di fiducia nelle commissioni parlamentari e ministeriali per ottenere favori e privilegi, di cui i contribuenti e i consumatori pagano le spese ·senza avvedersi di essere derubati. Beninteso che non si debbono accettare le malefatte della burocrazia con la longanimità di quei privati che fanno assegnamento proprio su quelle malefatte di quella burocrazia. È troppo comodo dire: "I burocrati sono inetti o ladri; lasciamoli rimanere inetti o ladri, e violiamo allegramente il settimo comandamento, dichiarandoci pronti ad essere ispezionati da quei burocrati inetti e ladri." Gli uomini come Cajumi dovrebbero impiegare il loro ingegno a mettere in luce le malefatte della burocrazia e a domandarne energica.- mente la repressione e la correzione, non a fare gli affari delle loro aziende, vilipendendo una burocrazia della cui complicità hanno bisogno per continuare a fare comodamente i loro affari. Le industrie politiche, cioè le industrie che fanno i loro migliori affari in parlamento e nei gabinetti dei ministri, sono ancor piu pericolose per la collottiviù di quella "politicizzazione dei tanti settori industriali statali e parastatali," che sembra costituisca l'unica preoccupazione del Cajumi. Questi crede di giustificare con la mancanza delle materie prime e con la ristrettezza e la povertà del mercato italiano, i favori governativi alle aziende che, per loro conto, non si reggono in piedi. Già Bastiat, or è un secolo, dimostrò che alla deficienza di materie prime e alla ristrettezza e povertà dei mercati non si rimedia con privilegi che avvantaggiano gruppi 376 BiblotecaGino Bianco
RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==