Settimo: Non rubare inutile o dannosa, perché i due sottopancia dell'onorevole Bonomi avevano aspettato ad avvedersene che il presidente dell'ARAR recasse un forte dispiacere al loro principale? Naturalmente chiunque, grande o piccolino, partecipa ai pro.fitti della oligarchia dominante sarà sempre disposto a dare una mano agli onorevoli Bonomi e C. Uno di questi, e non tanto piccolino, è Arrigo Cajumi, consigliere delegato della Cokitalia (capitale sociale: 750 milioni) e collaboratore ordinario de La Stampa. Le cokerie sono fabbriche che distillano il carbon fossile per farlo diventare piu adatto a diversi processi industriali e per ottenere molti sottoprodotti: gas, catrame, benzolo, toluolo, naftalina, idrogeno, ecc. Il 2 aprile 1946 il Cajumi fece sapere quanto segue alla Commissione economica del Ministero per la costituente: Le maggiori cokerie sono sorte e si sono sviluppate in regime di autarchia, con il preciso scopo di sostituire l'importazione straniera di coke, che aveva raggiunto il massimo nell'anno 1935. L'istituzione del Monopolio carboni statali aveva permesso al governo di controllare completamente sia l'importazione che il mercato interno. La cokeria ha interesse a che non venga in Italia coke e antracite, mentre gli importatori di carbone hanno interesse a che vengano in Italia l'una e l'altro. Non potevamo metterci in lotta con gli importatori, perché sapevamo benissimo, che ritornando al regime libero, gli importatori, avendo di mira il loro interesse, avrebbero portato in Italia antracite e coke. Il nostro scopo è quello di andare d'accordo con gli importatori, ed abbiamo detto loro: noi, come produzione nazionale, possiamo darvi tanto; voi regolate l'importazione in modo da non danneggiarci. Voi sarete i venditori del coke nazionale, nonché di quello che importerete, quindi avete interesse a curare la produzione nazionale e a non far sopportare a questa produzione le conseguenze delle importazioni. Come volete, giusto cielo, che il Cajumi si lasci ripetere anche lui da Ernesto Rossi l'intimazione di Einaudi? Nessuna meraviglia pertanto se nella Stampa dell'8 marzo scorso, il Cajumi, recensendo il Settimo: non rubare di Rossi, dimostra che le "diatribe" di Rossi non vanno a fagiolo a lui come non vanno all'onorevole Bonomi. A leggere quella recensione, ci si domanda come mai sia stato possibile travisare radicalmente il pensiero del Rossi, per aver poi la soddisfazione di battere su una testa di turco. Si vede che il Cajumi non ha letto il libro del Rossi, o, nel leggerlo, aveva gli occhiali affumicati dalle cokerie italiane. Secondo Cajumi, il Rossi attribuisce alla "povera e neonata democrazia italiana," cioè a quel tanto di democrazia che è stato possibile costruire in Italia dopo la caduta del regime fascista, i malanni che sono il frutto di una lunga storia. La verità è che il Rossi rimprovera non quella povera democrazia, ma i governi post-fascisti, perché, invece di · fare il possibile per iniziare la cura dei malanni frutto di una lunga storia, li hanno fatti incancrenire, evitando ogni iniziativa che possa disturbare la loro cucina elettorale. Né il Rossi ha mai sostenuto le tesi di sistematico intervento del governo nelle imprese industriali, che il Cajumi gli attribuisce. Ha sempre ri375 Bibloteca Gino Bianco
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