Gaetano Salvemini - Scritti vari (1900-1957)

Fra storia e politica pseudo-banchieri, amministratori di enti parastatali, alti burocrati e brusadelli2 consimili, rincara i consumi popolari, paralizza le attività meglio adatte alle condizioni del paese, impoverisce le .popolazioni agricole, specie del Mezzogiorno, ottiene dal governo esenzioni di imposte, prestiti di favore, premi di esportazione, divieti di importazione, e non paga le tasse che resterebbero da pagare dopo avere goduto delle esenzioni sopra ricordate. Con tutto ciò, u_p.apopolazione di circa cinquanta milioni, accatastata su un territorio cosI ristretto, non muore di fame. Non muore di fame. Ma molti, troppi, vivono appunto morendo di fame. E chi cerca di spiegar loro perché vivono in quel modo, incorre negli odi e nelle rappresaglie della oligarchia sfruttatrice, senza che, ahinoi! gli sfruttati dicano un grazie, e neppure un "crepa." Questo mondo è cosI buffo, che piu sono sfruttati e piu gli uomini si compiacciono di essere sfruttati. Nell'autunno scorso il Rossi osò mettere il dito su una delle piaghepiu purulente che corrompono l'economia italiana: la Federazione dei consorzi agrari, alla quale presiede uno dei pezzi piu grossi della Democrazia cristiana, l'onorevole Bonomi3 (i testi di questa campagna sono raccolti da p. 325 a p. 386 del volume). La Camera dei deputati, che di regola dorme il _sonno del giusto su affari di questo genere, fu a un tratto risvegliata dalla voce di un deputato monarchico, l'onorevole Consiglio, il quale domandò come mai il Rossi, presidente di una istituzione governativa (l'ARAR);4 osasse denunciare la Federconsorzi ed altri enti per "vere o presunte irregolarità." Vere o presunte? Questo non importava. L'onorevole Consiglio non voleva saperne di denunce di qualsiasi genere, e specialmente delle vere. Dopo un discorso, intonato nello stesso senso, del deputato democristiano Quarello (il quale manifestò tutto il suo sdegno perché Rossi "sputava nel piatto nel quale mangiava"), il gruppo manovrato dall'onorevole Bonomi, mettendo a profitto un momento di confusione della Camera, fece approvare, di sorpresa, un ordine del giorno col quale si invitava il governo a sopprimere l'ARAR. I deputati, che rivolsero al governo questo invito, non si domandarono che logica fosse mai quella di chiedere la soppressione di un istituto statale, perché il presidente di tale istituto aveva scoperto gli altarini di :un istituto parastatale. Se le accuse erano vere, si doveva mettere il bisturi in questo istituto parastatale, e non abolire l'istituto statale; se erano false, si doveva destituire il presidente dell'ARAR, e non abolire l'ARAR. Se questa _azienda era utile, non si poteva chiederne la soppressione, soltanto perché il suo presidente non andava a fagiolo ai democristiani Bon9mi e Quarello, ed al monarchico Consiglio. E se l'ARAR era una istituzione 2 Dal cognome del finanziere lombardo Brusadelli, implicato nel 1949 in un grosso scandalo fiscale. [N.d.C.] 3 Bonomi Paolo (n. 1910), uomo politico democristiano, dal 1944 presidente della Confederazione nazionale dei coltivatori diretti. [N. d. C.] 4 Ernesto Rossi fu dal 1945 al 1958 presidente dell' ARAR (Azienda rilievo alienazione residuati). [N.d.C.] 374 BiblotecaGino Bianco

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